Letture del mese #19 — Aprile 2016

May 3, 2016 • Letture del mese

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Tutte le letture del mese.


This Is Your Brain On Music: Understanding a Human Obsession
Daniel J. Levitin
2007

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Understanding why we like music and what draws us to it is a window on the essence of human nature

Even when music doesn’t transport us to an emotional place that is transcendent, music can change our mood.
Stevie Wonder told me in 1996 that when he’s performing, he tries to get himself into the same frame of mind and “frame of heart” that he was in when he wrote the song; he tries to capture the same feelings and sentiment, and that helps him to deliver the performance. What this means in terms of how he sings or plays differently is something no one knows. From a neuroscientific perspective, though, this makes perfect sense. As we’ve seen, remembering music involves setting the neurons that were originally active in the perception of a piece of music back to their original state—reactivating their particular pattern of connectivity, and getting the firing rates as close as possible to their original levels.
An essential point bears repeating, however: All of us are expert musical listeners, able to make quite subtle determinations of what we like and don’t like, even when we’re unable to articulate the reasons why.

Più vado avanti nella vita, più mi rendo conto di essere fisicamente dipendente dalla musica. Nel senso che spesso anche se arrivo a casa la sera stanco morto, bisogna che prima di dormire mi ascolti una mezz’oretta di musica camminando in tondo.

Questo libro è uno dei più incredibili che abbia mai letto, e spiega come reagiamo alla musica, cosa la musica rappresenta per noi, la storia del rapporto tra la musica e l’uomo, eccetera.

In alcuni punti è abbastanza tecnico (sia in termini musicali, sia in termini neurologici), ma si riesce a seguire sempre e… ne vale la pena.


Golden Holocaust: Origins of the Cigarette Catastrophe and the Case for Abolition
Robert N. Proctor
2011

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Mechanization and addiction are the two principal reasons cigarettes are among the most lucrative products ever sold. Hence again that famous comment from Warren Buffett, defending his takeover of R. J. Reynolds: “I’ll tell you why I like the cigarette business. It costs a penny to make. Sell it for a dollar. It’s addictive.”
“Most people will be surprised to learn that tobacco was a large part of the Marshall Plan to rebuild Europe. The total value of all goods shipped to Europe from 1947 through 1951 was about $13 billion, about $1 billion of which was tobacco. Nearly a third (!) of all “food-related” funding in the plan went for tobacco.”
Goerlitz then asked whether any of the company’s executives smoke and got this answer: “Are you kidding? We reserve that right for the poor, the young, the black and the stupid.”
 
“There’s an old saying in the food business, that people will eat almost anything if you grind it up fine enough.”
“What difference does it really make that a company is adding dangerous chemicals if “natural” tobacco is already super-deadly? American Spirit’s much-hyped “natural” cigarettes are no less deadly than any other kind, despite having a Native American on the pack.”
” Of course given how low the bar is for cigarette safety, almost anything will appear “safer” by comparison. Talk of “safer cigarettes” is rather like talking about safer terrorism, or safer smallpox, or safer forms of drowning: it’s oxymoronic. “
Un bel mattoncino (si fa per dire, ho letto l’e-book) di 900 pagine, ma 200 sono di note e bibliografia.
Che il fumo faccia male si sa, ma sono il contorno e la storia a essere interessanti, e questo libro le racconta alla perfezione.
Dalle origini del fumo nella storia, alla sua diffusione, alle tecniche usate dai produttori per continuare a vendere e truffare, di cui presento una breve lista: favoreggiamento del contrabbando, product placement, sponsorizzazioni di eventi sportiv, sigarette dolci per bambini, politici corrotti, sampling a convegni medici, sponsorizzazioni a eventi di beneficenza per poi potersene vantare, sponsorizzazioni a musei e teatri per ottenere “innocenza per associazione” (ovvero associ le sigarette con Tchaikovsky e non coi tumori), brand stretching (la produzione di altri prodotti con lo stesso marchio, tipo i vestiti Marlboro), la collaborazione di accademici e istituti collusi (= comprati), collaborazione comprata del mondo medico, indentificazione dei fumatori con altri gruppi discriminati sul serio (tipo neri, gay, a seconda di quello che va di moda), creazione di palliativi tipo filtri e sigarette light o naturali, prepotenza in tribunale, eccetera.
La soluzione proposta dall’autore è il divieto totale della vendita (non dell’autoproduzione), che non sarebbe come il proibizionismo verso l’alcol proprio per le differenze tra le due sostanze (sia nel grado di dipendenza che danno, sia nella soddisfazione degli utenti: la maggior parte dei fumatori vuole smettere ma non ci riesce).
Il ragionamento che fa lui è questo: un sacco di cose, dal guidare ubriachi all’uccidere persone, sono vietate, ma nessuno si sognerebbe mai di gridare al “proibizionismo” nel caso degli assassini.
Quello che fa lui nel libro è spiegare documenti alla mano perché le sigarette siano una delle invenzioni più letali della storia… E per me ci riesce.
Ah, le miriadi di documenti che cita si trovano gratis qui, e sono state rese pubbliche in seguito a cause perse dai produttori di tabacco.
Piccola curiosità: sapevi che a Bologna c’è un’azienda tra le tre più grandi produttrici nel mondo di macchine industrali per sigarette? Si chiama G.D., ma dal loro sito dimmi un po’ se riesci a capire di cosa si occupano senza addentrarti in mille pagine.
Forse anche loro si vergognano un po’.

Questo libro è stato un toccasana in un mese in cui sulla mia bacheca facebook sembrava fossero tutti intenditori di trivelle, diritto marittimo, idrocarburi, eccetera. Mi ha ricordato che quando si tratta di ripulirsi la coscienza con una crocetta sono tutti in prima linea, quando invece si può fare qualcosa di concreto (e complesso) nella propria vita, stranamente non si vede nessuno.


The Year of Living Biblically: One Man’s Humble Quest to Follow the Bible as Literally as Possible
A.J. Jacobs
2007

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It’s a beautiful passage, but I feel odd uttering it. I’ve rarely said the word Lord, unless it’s followed by of the Rings. I don’t often say God without preceding it with Oh my.
In short, I don’t think I can be debated into believing in God. Which presents a problem, because the Bible commands you not only to believe in God but to love Him. It commands this over and over again. So how do I follow that? Can I turn on a belief as if it flows out of a spiritual spigot?
Here’s my plan: In college I also learned about the theory of cognitive dissonance. This says, in part, if you behave in a certain way, your beliefs will eventually change to conform to your behavior. So that’s what I’m trying to do. If I act like I’m faithful and God loving for several months, then maybe I’ll become faithful and God loving. If I pray every day, then maybe I’ll start to believe in the Being to whom I’m praying.
That’s one thing I’ve noticed this year. I can rationalize almost anything.
Uno dei libri più divertenti (in metro la gente mi guardava male perché ridevo da solo come un cretino) e più seri che abbia mai letto.
L’autore, giornalista di Esquire e agnostico, decide di seguire alla lettera la Bibbia per un anno (8 mesi l’antico testamento, 4 il nuovo).
I motivi della decisione sono spiegati nel libro e non voglio spoilerare, dico solo che il libro è geniale.
Intanto l’esperimento di Jacobs è fatto seriamente, e coinvolge sua moglie, il loro bambino piccolo, e la loro seconda gravidanza: non è una robetta di due giorni per fare un titolo a effetto.
L’autore rimane agnostico, pur concedendo che il lato spirituale della vita è interessante e ammettendo di aver imparato cose utili.
La questione però è una sola: i comportamenti positivi derivanti da alcune regole della Bibbia non hanno nulla di unico, e sono condivisi da altre religioni, filosofie, decisioni e comportamenti istintivi di persone non credenti.
Le cose uniche sono invece le regole stupide e pericolose (ce ne sono in quantità): per ignorarle bisogna non chiudere un occhio, ma cavarseli tutti e due, come d’altra parte suggerisce l’antico testamento in alcuni casi.
Altro problema: se sei credente, devi credere specialmente alle regole stupide o quantomeno inspiegabili: altrimenti dov’è l’atto di fede?
Ecco perché non si può ragionare con un credente che fa una cosa stupida. Ha ragione lui. Perché? Perché sì. Tié.

Per farsi un’idea di quanto possa essere divertente il libro, consiglio questo video su Youtube in cui si vede Jacobs durante il suo anno biblico.


Amici miei
Tullio Pinelli, Leo Benvenuti, Piero De Bernardi
1976

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Il romanzo è postumo al film, ma gli autori sono gli stessi della sceneggiatura.
140 pagine in cui, un paio di scene a parte, non c’è nulla di nuovo per chi abbia già visto il film, ma che fanno comunque ridere (molto).
La cosa più interessante che ho scoperto è che la supercazzola è in verità una supercazzora, con la R. Se ne parla anche su Wikipedia.

***

ALTRO (ARTICOLI, ECC)
Intervista a Dargen D’Amico
Geniale.
“Se riuscissi a fare seriamente autocritica non avrei bisogno di fare un cd: il cd non è nient’altro che la migliore autocritica, solo che non è sempre chiara a chi la fa.”
“Quando avevo delle frasi in testa, che ci rimanevano per giorni, aspettavo di capire cosa c’era dietro e poi scrivevo. Quando non ho idee, invece, mi appoggio a luoghi comuni, che ripulisco e vivifico. E’ una cosa che mi stimola molto questa.”

How I Built a #1-Ranked Podcast With 60M+ Downloads

Post lungo ma fantastico in cui Tim Ferriss parla di come ha costruito il suo podcast.


Joshua Bell, concerto nella stazione. Nessuno riconosce il genio del violino

Ogni tanto me lo rileggo sempre volentieri: uno dei migliori violinisti del mondo si veste da barbone, prende il suo Stradivari, va a suonare nella metro di Washington… E guadagna la bellezza di 32,17 dollari.


Matteo Pezzi

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