WOW

WOW Vol. 1 – Paris chambre de bonne

L’immaginario di Parigi di chi non ci ha vissuto spazia tra: gli Aristogatti, vino rosso, fare gli intellettuali nei bar tutto il giorno, Hemingway, la moda, gli Champs-Eysées, i tetti, le tette, ridateci la Gioconda, Montmartre, il Bataclan, i pittori, limonare sotto la tour Eiffel, le baguette sotto le ascelle, Pigalle, il Louvre, midnight in Paris.
La Parigi per chi non è figlio di papà o aspirante influencer somiglia invece molto di più a McDonald’s (nel senso di dove lavori, non di dove mangi), vorrei ma non posso (e chissà mai se potrò), burocrazia, scale sporche, gente incasinata, riso e lenticchie.


Per vederla bisogna pagarsi l’affitto in una chambre de bonne, fare almeno un lavoro di merda, stare un po’ da solo, passare più di una notte insonne a guardare i muri, più di una da ubriaco, chiedersi ripetutamente se sia stata una buona idea, dirsi che sì è stata una buona idea, poi fare marcia indietro mentre si litiga con la proprietaria perché l’affitto è fuori legge, passeggiare con ogni vetrina che ti ricorda che no quella roba lì non te la puoi comprare, fare lo slalom tra i barboni che alla fine c’è sempre chi sta peggio, andare in lavanderia due volte a settimana, vivere nel lusso ma degli altri, gustarsi la solitudine tra 2 milioni di persone.


Per chi non lo sapesse le chambre de bonne sono le stanzine all’ultimo piano riservate alle serve delle famiglie dei ricchi di una volta. Oggi le usano i non ricchi che arrivano/abitano a Parigi da soli. Come dice Wikipedia, “questi locali costituiscono l’alloggio più economico disponibile a Parigi (…), con qualche speculazione da parte del mercato immobiliare”.
La mia chambre de bonne di 11mq è stato il mio rifugio per 3 anni, e ha ospitato più gente di un albergo.


Per quanto mi riguarda andare a Parigi è stata la scelta giusta al momento giusto, ma chi non ha voglia di viversi quanto scritto sopra si può comprare il suddetto libro fotografico con cui chiudo questo capitolo della mia vita, ora che ho cambiato città.
Non c’è granché da spiegare: è un diario di 130 foto in ordine cronologico. Poche cartoline, forse nessuna. Un po’ di vita quotidiana, mia e degli altri.


Per quasi 3 anni ho portato almeno una fotocamera con me pure in lavanderia: non ho fatto il conto di quante foto ho scattato perché ho paura, ma sono tante. Per scegliere questo 130 le ho rigaurdate tutte (tutte).
Ho pensato un po’ di tutto, da “come cazzo hai fatto” a “che cazzo facevi”, ed è stato un viaggio riguardarle. Fa male al cuore e fa bene allo stesso tempo, consiglio a tutti di comprarsi una fotocamera e usarla e riguardare le foto dopo qualche tempo (aiuta a scoprire che si può vincere anche perdendo).


Sono partito da una selezione iniziale di tipo 500 e dai e dai sono arrivato a 130 che non sapevo più cosa togliere (Dalila può testimoniare i milioni di “Questa che faccio la tengo? Mi piace… Però dovrei toglierne qualcuna… Ah, come soffro!”).
Sceso alla selezione semi-definitiva ho iniziato a pensare all’ordine in cui metterle, lavorando ad associazioni strane, di colore, di tema, di soggetto… E tutto quello che ho ottenuto è un tavolo ingombro di foto formato biglietto da visita sempre tra le palle. E basta.
Dopo un mesetto in cui ogni giorno tornato a casa da lavoro mi trovavo ste foto a dirmi “stai sbagliando tutto”, ho capito che l’unico ordine che aveva senso era quello cronologico.


Da lì è stato tutto molto più facile e sereno, ancora qualche foto tolta, un paio aggiunte, il tempo che Roberto Pasini mi preparasse copertina e impaginazione (grazie!), e la prima copia di prova era in stampa.
È un libro ignorante in senso romagnolo e sono molto contento di come è venuto fuori.
Inoltre, se vuoi criticarlo devi fargli allo stesso tempo almeno un complimento, tipo: “Wow, che schifo.” Meglio mettere le mani avanti.

Ma sto divagando: chi vuole il libro (formato 21x21cm su carta 190mg con copertina rigida, prezzo 46€ spedito) lo può comprare via bonifico o Paypal.

1) Bonifico intestato a Matteo Pezzi (inviami indirizzo di spedizione e di fatturazione a [email protected])
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