Sto male (“Revival” di Eminem)

December 15, 2017 • Filosofia spicciola

Sto male ma per la prima volta nella mia vita mi sento di aver buttato nel cesso 14,99€ comprando l’ultimo album di Eminem.
77 minuti di cui si salvano, forse e stando larghi, una canzone e mezza.
A questo punto sono contento di averlo visto live prima di “Revival”.

Ascolto numero 1: no dai non può essere vero.
Ascolto numero 2 (cercando di cogliere tutto il buono possibile e di ignorare il resto): no dai non può essere vero.
Ascolto (disperatissimo) numero 3: purtroppo è vero.

Immagino che al suo livello nessuno intorno a te abbia davvero il coraggio di dirti se qualcosa fa schifo o meno, ma bisogna che qualcuno gli faccia uno squillo e lo avvisi che le canzoni contro Trump hanno rotto i coglioni e che in ogni caso arrivano col treno della ghiaia dato che l’hanno eletto un annetto buono fa o forse di più. Per non parlare di quelle sulla sua famiglia: datemi una siringa.
Ah, e i featuring pop a caso, basta vi prego. Perlomeno se chiami Alicia Keys falla cantare sul serio, e invece no. E poi Ed Sheeran dio santo.
E ‘sti beat finti rock con la chitarra, peggio mi sento. Zero canzoni prodotte da Dre, come negli ultimi 2 album, e si nota.

Tanto ero gasato nell’aspettare quest’album (anche perché 4 anni tra un album e tendono a creare qualche aspettativa, specie se sei Eminem), tanto sono deluso adesso.
Sarei stato più contento se avesse annunciato il ritiro. Madonna che tristezza.

Non c’è nemmeno una coerenza, un qualcosa che ti possa spingere ad ascoltare la canzone successiva…
Non mi era mai successo con un suo album, figuriamoci al primo ascolto, ma in Revival già alla traccia 5 mi stavo chiedendo “Quanto manca?”.

Non salvo niente, anche la copertina mi fa cagare.
Il libretto pure, e non ha nemmeno i testi delle canzoni, cosa che di solito faceva (a pensarci bene forse è una scelta con una sua logica dato il livello).

L’album si chiude col suono di qualcuno che tira l’acqua: la metafora meglio riuscita è l’unica involontaria.

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