“Cimitero Azzurro” di Gerardo Lamattina (backstage)

August 31, 2015 • Reportage


Ecco la mia prefazione a Cimitero Azzurro in Bianco e Nero, edizione limitatissima andata tutta esaurita di cui magari in futuro si farà una ristampa.

“Non hai mai ascoltato Tom Waits? Devi rimediare. Sei ancora giovane, hai tante cose da imparare ragazzo.”
Parollo è un maestro di vita, ma non è comunque giusto iniziare a parlare di un film partendo dal fonico che sgrida il fotografo in una stanza di albergo a Cluj e lo obbliga ad ascoltare Swordfishtrombones (o forse era Rain Dogs).
Ma la scusa per parlarne è che in quell’album Tom Waits — che non riesco a smettere di ascoltare, bastardo di un Parollo — suona un casino di strumenti.
Che è un po’ quello che ha fatto Gera nei 13 giorni di ripresa del film, nei mesi prima e in quelli dopo, in cui in ordine sparso l’abbiamo visto nei ruoli di: sceneggiatore, organizzatore, (auto)produttore, responsabile casting con tanto di protagonista trovato su BlaBlaCar, motivatore della troupe, psicologo per crisi adolescenziali/senili/di ego/eccetera, attore, cavia, interprete, autista, meccanico, montatore, pr, addetto marketing, e altro che per mancanza di spazio sono costretto a omettere.
Ah, nel tempo libero, pure regista.
Sulla porta del suo studio c’è scritto “O porti una soluzione o farai anche tu parte del problema”: non tutti sul set l’avevano capito, io no di certo.
Gera sì, e me ne sono accorto solo dopo più di un anno scrivendo queste righe e ripensando che mentre io mi disperavo per qualche granello di polvere che non se ne voleva andare dal sensore della mia (ex) Leica M9, un vero dramma, Gera ha proposto almeno dieci soluzioni per ognuno dei mille problemi che si sono presentati sul set. Risolvendoli. Ne elenco qualcuno in ordine sparso:
  • auto in panne
  • attore protagonista intenzionato a mollare il film il secondo giorno di riprese in Ungheria
  • copione da stravolgere sul posto, modificato recitando lui stesso (dopo essersi rasato a zero in albergo) una parte aggiunta su due piedi
  • dover costringere un inspiegabilmente restio abitatante di Sapanta a prestarci il suo cane e farlo verniciare di blu per le riprese
  • arrivare al Cimitero Allegro di Sapanta e scroprire che all’interno è vietato filmare, almeno non senza pagare profutamente il mercante nel tempio locale per il privilegio
  • altri problemi che è meglio non mettere per iscritto
  • fotografo che si lamenta per la polvere sul sensore
A tutto questo aggiungeteci il budget limitato, il tempo limitato, gli stress di un film on the road, il doversi portare sempre dietro un interprete per comunicare con la gente del posto, la stanchezza che si accumula km dopo km, la grappa rumena dopo pranzo, la musica rumena, il sapere che non ci sarà una seconda possibilità, o il film viene bene alla prima o il film non esiste proprio. Più la polvere sul sensore della Leica e, nel caso di Parollo, il dovermi fare da psicologo ogni sera dato che è stato il mio compagno di stanza per tutto il viaggio.
Capite bene che in questo casino è già difficile individuare i singoli problemi e decidere su quali concentrarsi e quali tralasciare (tipo la polvere sul sensore)… figuriamoci portare soluzioni.
Gera l’ha fatto, e quando non ci è riuscito in prima persona è stato abbastanza intelligente da ascoltare chi ne aveva una ragionevole.
Comunque tornando a noi, sì, sono ancora giovane (per quanto? Boh, spero almeno di arrivare all’età di Gera giovane come lui), ho sempre tante cose da imparare, ma dal viaggio ho capito che le persone si dividono in tre categorie: chi porta soluzioni, chi fa parte del problema, e chi si lamenta per la polvere sul sensore.
Grazie Gera.
Mi sono divertito.
PS: la Leica l’ho venduta. Un’ottima soluzione.
PPS: le foto mi piacciono — spero anche a voi.

2 commenti a ““Cimitero Azzurro” di Gerardo Lamattina (backstage)”

  1. anto November 17, 2017

    Molto belle le foto.
    Sempre originali e divertenti i tuoi scritti

    1. matteopezzi November 20, 2017

      Grazie mille 🙂 Come stai?

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