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Tutte le letture del mese.

I miei libri preferiti.


Le giornate si allungano, fa buio alle 6h30 passate, ed è ora di accorciare un po’ le letture del mese, che erano così lunghe che non le leggevo neanche io.
A partire da oggi saranno più corte e, spero, più leggibili (e anche più scrivibili da parte mia, il tempo è quello che è):

  • The sicilian // Mario Puzo // 1984
    È la storia — romanzata, ok — del bandito Giuliano. Una di quelle storie dove l’unica cosa da fare è stare dalla parte del bandito e non dei carabinieri, perché “di sicuro c’è solo che è morto.” Molto bello anche il film “Salvatore Giuliano” di Francesco Rosi.
  • The boys on the bus // Timothy Crouse // 1973
    Crouse è stato l’assistente personale di Hunter S. Thompson durante la campagna presidenziale Usa del ’72, seguita per conto di Rolling Stone. Ne ha approfittato per scrivere, l’anno successivo, questo libro meraviglioso sui retroscena del rapporto stampa/politica. Un libro che consiglio caldamente a tutti quelli che continuano a credere ai politici meno peggio, rivoluzionari, politici-non-politici, alla stampa libera, al potere della stampa, e quant’altro. È scritto benissimo.
  • Fear and loathing in Las Vegas // Hunter S. Thompson // 1972
    Un giorno avevo bisogno di qualcosa di bello. D’istinto ho pensato di guardare una puntata di Mad Men, ma sarebbe stata troppa malinconia, perciò ho ripiegato su quello che secondo me è il libro scritto meglio di sempre (almeno tra quelli che ho già letto).
    E ho fatto bene. Fear and Loathing è intoccabile. È come una partita di calcio in cui c’è un goal ogni 30 secondi. È folle. È perfetto.
  • The Great Gatsby // Francis Scott Fitzgerald // 1925
    L’avevo letto 6 o 7 anni fa, senza molta attenzione perché non mi ricordavo quasi niente. Ho deciso di rileggerlo un paio di settimane fa perché dopo Fear and Loathing volevo rimanere su quel livello lì, cioè altissimo. Forse leggere Fear and Loathing Gatsby nel giro di pochi giorni è troppo, ma si vive una volta sola…
  • Terra madre // Carlo Petrini // 2009
    Paradossalmente, ho iniziato a prestare attenzione al cibo da quando vivo in una metropoli. Un paio di anni fa se mi dicevi “Slow food” l’unica cosa che mi veniva in mente era “cibo fighetto per ricchi fighetti”, oggi do un’occhiata alle mie spese mensili, guardo la percentuale dedicata al cibo (è alta, come la qualità di quello che mi metto in pancia), e sorrido. Giusto così. Si vive una volta sola…

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