recensioni libri

Letture del mese #6 — Marzo 2015

Probabilmente molti di questi libri li ho letti a febbraio.
Dopo aver letto questo articolo fantastico sul fotografo Garry Winogrand ho deciso di applicare la sua filosofia sia alle foto, sia ai libri, sia a quello che scrivo, ovvero aspettare prima di riguardarli: lui scattava un sacco di foto, e le rivedeva dopo mesi, o anni. Un po’ estremo, ma efficace: io che non sono al suo livello mi accontento di aspettare massimo un paio di settimane.

In questo mese mi si è rotto, per la seconda volta, il mio e-reader (Sony T2): ho letto un po’ di libri cartacei che avevo in casa, ma mai come in questi casi apprezzo la bellezza della lettura elettronica. Me l’hanno riparato in garanzia, ma dopo due giorni non andava di nuovo e ho preso un Kobo Aura, che va benissimo.

In più ho inaugurato una nuova filosofia rubata a Kevin Kelly, fondatore di Wired: non acquistare nessun libro se non subito prima di leggerlo.

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Tutte le letture del mese.

I miei libri preferiti.


Paris Mon Amour
Jean-Claude Gautrand (a cura di)

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Un ragazzo del ’91 legge un libro del ’95 su una rivista degli anni ’60: It wasn’t pretty, folks, but didn’t we have fun? Esquire in the sixties

Hayes did not care what reader surveys said people wanted to see in his magazine; he would give them what they didn’t expect to see.

Non conosco tante persone che si metterebbero a leggere un libro in inglese su una rivista americana degli anni sessanta, ma chissenefrega.

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Esquire per me è stata la rivista migliore della storia, ed è uno dei motivi per cui piuttosto che spendere soldi in edicola oggi preferisco leggere roba vecchia. Fare il giornalista era un mio sogno, naufragato in fretta perché non ci sono soldi: ma sono contento anche così.

Torniamo a It Wasn’t Pretty, Folks, but Didn’t We Have Fun?: Esquire in the Sixties di Carol Polsgrove. […]

recensione “Autoritratto” di Man Ray

Man Ray è stato senz’altro un genio o, alla peggio, un artista tanto furbo da convincerci tutti di essere tale.
Fosse vera la seconda, poco importa: ci si lascia abbindolare volentieri, specie dopo aver letto la sua godibilissima autobiografia, intitolata semplicemente Autoritratto.

La copertina.

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recensione “All Blacks” di Malcom Pagani

Premessa
Malcom Pagani è un giornalista atipico.
Forse la penna più elegante del Fatto quotidiano, è riuscito nonostante questo a stare ai margini del trambusto che inevitabilmente accompagna ogni grande firma del giornale più discusso d’Italia.
Ai talk show non lo si vede. Su Youtube, poco e niente. Non è una star di Twitter, né campeggia mai tra le tendenze dei cinguettii. Persino Google è straordinariamente parco di informazioni, aneddoti e quant’altro su di lui.
Meglio così, in fondo.
Al giorno d’oggi, rara avis, è uno degli ultimi esemplari di giornalisti che si giudicano solo per quello che scrivono e per come lo scrivono: razza da preservare. A tutti i costi.
Chi lo vuole conoscere di più, qui trova un archivio dei suoi pezzi, e ovviamente può comprare il Fatto: oltre a proporre articoli (in prevalenza su sport, cinema, spettacolo) con cadenza pressoché quotidiana, ogni martedì firma la rubrica fissa “Bisogna sapere perdere”. […]

recensione QUANDO ERO FOTOGRAFO di FÉLIX NADAR

L’autobiografia di quello che Roland Barthes non esita a definire “il più grande fotografo del mondo” è il tentativo – a volte riuscito, altre meno – di racchiudere in qualche pagina la turbolenta vita di un uomo che rappresenta – questa volta la definizione è del poeta etilico Baudelaire – “la più stupefacente espressione di vitalità” della terra.

La copertina del libro.

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recensione CRONACHE MEDIORiENTALI di Robert Fisk

Cronache Mediorientali è un libro inquietantemente introspettivo, un libro cinicamente lucido: numeri, cifre, dati, tutti sbandierati con disarmante crudezza. E non solo: anche sensazioni, odori, sguardi e dolori, magistralmente riportati dalla penna di uno dei più grandi giornalisti di guerra di sempre, l’inglese Robert Fisk. Penna, sia detto per inciso, splendidamente a suo agio anche sulla distanza – non esattamente giornalistica – di 1100 pagine.

La copertina del libro, edito da “Il saggiatore”

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recensione “La mafia imprenditrice” di Pino Arlacchi

La copertina del libro

Come l’autore, il sociologo Pino Arlacchi, constata amaramente nella premessa all’edizione 2007, “La mafia imprenditrice” è “interamente attuale”, nonostante la prima stesura -identica, se non per l’aggiunta di una sezione finale- risalga al 1983.

Guardiamoci alle spalle, 29 anni fa: nel 1983 Falcone e Borsellino avevano ancora 9 anni di indagini davanti, e 10 ne mancavano alle stragi di mafia (e stato).
In Brasile venivano arrestati i boss di Cosa Nostra Tommaso Buscetta e Tano Badalamenti.
Monti non insegnava nemmeno ancora alla Bocconi.
Mentre la Fiat presentava la Uno, e Vasco cantava la sua “Vita spericolata”  a Sanremo, Silvio Berlusconi inaugurava la sua di vita spericolata. Quella in tribunale.
Risale a quell’anno infatti la prima indagine sul futuro presidente del Milan, di Mediaset, del Consiglio Italiano e di tante altre cose.
In tema di debutti e delinquenti, il 4 agosto 1983 è il momento del primo governo Craxi. […]