I miei libri preferiti.
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Prima metto la manciata di libri che vorrei con me su un isola deserta se dovessi ripartire da capo, in seguito altri libri che mi sono piaciuti divisi per categorie.

In ogni categoria i libri sono ordinati dall’ultimo letto in poi.

Fear and loathing in Las Vegas // Hunter S. Thompson // 1972
Un giorno avevo bisogno di qualcosa di bello. D’istinto ho pensato di guardare una puntata di Mad Men, ma sarebbe stata troppa malinconia, perciò ho ripiegato su quello che secondo me è il libro scritto meglio di sempre (almeno tra quelli che ho già letto).
E ho fatto bene. Fear and Loathing è intoccabile. È come una partita di calcio in cui c’è un goal ogni 30 secondi. È folle. È perfetto.

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The Fear and Loathing Letters, Vol. 1: The Proud Highway: The Saga of a Desperate Southern Gentleman 1955–1967
Hunter S. Thompson
1997

Mettiamo le cose in chiaro, è uno dei libri più importanti (almeno per me) che abbia mai letto.
Sono le lettere di HST dai 18 ai 30 anni, una sorta di autobiografia che è molto meglio di un’autobiografia classica.
Il libro è lungo, e pieno di cose da segnarsi.
Per non appesantire troppo questa pagina, trovate un po’ di miei appunti qui.

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Antifragile: things that gain from disorder
Nassim Nicholas Taleb

Non ho dubbi che sia finora il libro più importante della mia vita.
Il sottotitolo è “things that gain from disorder” ma potrebbe essere benissimo anche qualcosa del tipo “come stare al mondo”. Sì, ci starebbe anche meglio forse: Antifragile: come stare al mondo.
È la conclusione (forse) del cammino iniziato con Fooled by randomness e l’incredibile  The black swan, gli altri due libri di Taleb.Antifragile sta benissimo in piedi anche da solo,  ma consiglio di leggerlo dopo gli altri, a non farlo mi sembra si perda qualcosa.
La novità è che qui Taleb è molto più propositivo e pratico, e ci sono un sacco di cose applicabili alla vita vera.
Su 700 pagine ne avrò sottolineate 120, e ci ho messo un sacco di tempo a farmi i miei  schemi e riassunti, semplicemente perché c’è un sacco di carne al fuoco, ed è tutta buona. Non mi viene in mente nessun altro libro che racchiuda così tanto in così poco.
L’unica cosa è che ogni tanto ci sono delle appendici matematiche molto tecniche (non sono necessarie per i concetti del libro, sono solo appendici) : io non ho le conoscenze per capirle, perciò le salto.

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This Is Your Brain On Music: Understanding a Human Obsession
Daniel J. Levitin
2007

Più vado avanti nella vita, più mi rendo conto di essere fisicamente dipendente dalla musica. Nel senso che spesso anche se arrivo a casa la sera stanco morto, bisogna che prima di dormire mi ascolti una mezz’oretta di musica camminando in tondo.

Questo libro è uno dei più incredibili che abbia mai letto, e spiega come reagiamo alla musica, cosa la musica rappresenta per noi, la storia del rapporto tra la musica e l’uomo, eccetera.

In alcuni punti è abbastanza tecnico (sia in termini musicali, sia in termini neurologici), ma si riesce a seguire sempre e… ne vale la pena.

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The Omnivore’s Dilemma
Michael Pollan
2006

Questo è uno di quei libri che, purtroppo o per fortuna, ti cambiano per sempre il modo di guardare un qualcosa, in questo caso il cibo.
Premessa: il titolo è fuorviante. Non vuole essere e non è un libro per diventare vegetariani (tutt’altro). Fine della premessa.

Il libro non è altro che un dietro le quinte su quattro tipi di pasti diversi (fast-food, organico da supermercato, organico dal produttore al consumatore, e infine auto-procacciato cacciando e raccogliendo), ed è pieno di spunti talmente interessanti che non saprei nemmeno da dove cominciare.

Trattando argomenti complessi, è difficile sintetizzarli in poche righe senza banalizzarli, perciò non ci provo neanche.

Non dico che smetterà di farti mangiare merda, ma difficilmente mangerai ancora merda a tua insaputa.
C’è anche in italiano e consiglio di leggerlo assolutamente.

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The Black Swan: The Impact of the Highly Improbable
Nassim Nicholas Taleb

Mi piacciono i libri che danno forma a pensieri vaghi che ho in testa e li riordinano al posto mio, e qui ci sono una marea di concetti su cui rimugino da tempo e che mi fa molto piacere ritrovare:
  • tutti gli eventi più importanti erano inaspettati, leggere i giornali è inutile anzi dannoso
  • la storia on cammina, salta
  • i soldi servono per poter fare ciò che ci pare senza preoccupazioni, non per altro
  • non riusciamo a non giudicare, a non cercare relazioni causali anche quando non ci sono
  • è più importante sapere cosa è sbagliato di cosa è giusto
  • il concetto di identità nazionale è una cazzata
  • è difficile spiegare alla gente “Normale” che si sta facendo qualcosa, forse tanto, anche se apparentemente non si sta facendo niente se non leggere, studiare, e pensare
  • la tassazione progressiva è ingiusta
  • i nobel valgono praticamente nulla
  • prendersi degli insulti da gente che non si stima è più utile di quanto si creda
  • perdere i treni è bello

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Atlas Shrugged
Ayn Rand

Nella top 10 dei miei libri preferiti di sempre. Un mattoncino di 1200 pagine, un romanzo che non avevo mai letto e che è riuscito a chiarirmi un bel po’ di cose che già sapevo ma che non volevo/riuscivo a chiarificarmi. Da leggere e rileggere.

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Daily Rituals: How Artists Work
Mason Currey

Sfata un sacco di miti sugli artisti, sui “talenti naturali”, eccetera. Consigliato a chi si piange addosso o pensa che basti atteggiarsi per ottenere buoni risultati.

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White
Kenya Hara

Libro stranamente semi-sconosciuto, uno dei più importanti che abbia mai letto sulla creatività. Uno dei miei preferiti: parla di design, bianco, vuoto.

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Sports: the eighty greatest Esquire stories
aa vv.

Una collezione con alcuni dei migliori pezzi sullo sport pubblicati da Esquire. Tutti belli, dovessi sceglierne uno direi What do you think of Ted Williams now, che mi rileggo di tanto in tanto. Fantastico, e fa riflettere sul culo che bisogna farsi per arrivare al top.

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Frank Sinatra Has a Cold: And Other Essays
Gay Talese

Sono molto affezionato a questo libro, comprato per caso in libreria, perché mi ha fatto scoprire Gay Talese (uno dei miei scrittori preferiti, e a cui poi avrei inviato una lettera cartacea — la sua risposta è incorniciata in camera mia) e approfondire il New journalism.

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The 4-Hour Work Week: Escape the 9-5, Live Anywhere and Join the New Rich
Tim Ferris

Uno dei libri che più fanno riflettere sulla concezione del lavoro al giorno d’oggi. Abbatte un sacco di “certezze”, propone un nuovo stile di vita. Il blog di Tim Ferris è uno dei pochi che leggo con regolarità.

 


[fiction] [non fiction] [scrittura] [fotografia]

FICTION

[fiction] [non fiction] [scrittura] [fotografia]

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Post office // Charles Bukowski // 1971
Non so perché non avessi mai letto questa pietra miliare, pochi libri mi hanno fatto ridere, e anche un po’ pensare, come questo

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Ironweed // William Kennedy // 1983
Se vinci il Pulitzer e in più hai anche aiutato Hunter S. Thompson a inizio carriera, non posso non leggerti caro Bill Kennedy.

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The Great Gatsby // Francis Scott Fitzgerald // 1925
L’avevo letto 6 o 7 anni fa, senza molta attenzione perché non mi ricordavo quasi niente. Ho deciso di rileggerlo un paio di settimane fa perché dopo Fear and Loathing volevo rimanere su quel livello lì, cioè altissimo. Forse leggere Fear and Loathing Gatsby nel giro di pochi giorni è troppo, ma si vive una volta sola…

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The sicilian // Mario Puzo // 1984
È la storia — romanzata, ok — del bandito Giuliano. Una di quelle storie dove l’unica cosa da fare è stare dalla parte del bandito e non dei carabinieri, perché “di sicuro c’è solo che è morto.” Molto bello anche il film “Salvatore Giuliano” di Francesco Rosi.

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Fools Die
Mario Puzo
1978

Mario Puzo è un maestro e per me uno degli scrittori più sottovalutati di sempre. Dovrebbero farlo leggere a scuola.

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The Godfather
Mario Puzo
1972

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Down and out in Paris and London
George Orwell
1933

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Infinite Jest
David Foster Wallace
1996

Sì, ho letto per intero Infinite jest. No, non mi sento e soprattutto non sono una persona migliore per questo.
E la mia vita non è migliore di prima (anzi, qualcuno potrebbe dire che le ore impiegate per leggerlo avrei potuto impiegarle a fare altro, e avrebbe anche ragione) (anzi non avrebbe ragione del tutto: praticamente c’era il latte d’avena in sconto al Naturalia, il latte d’avena mi piace molto, ne ho bevuti due litri, freddi, in meno di due ore, e potete immaginare gli effetti sul mio apparato digerente. Morale, notte insonne sulla tazza, non quella di latte d’avena, con non molto di meglio da fare se non leggere le ultime 350/400 pagine di Infinite jest).
Non l’ho letto per fare il figo (anche perché capirai), e se non mi fosse piaciuto non l’avrei finito: nessuno mi paga per leggere.
Su internet è pieno di articoli di gente che si è forzata a leggerlo e, pur volendoci trovare qualcosa a tutti i costi, non ci trova nulla, e si lamenta: chi legge con questa filosofia per me è un demente.
Con tutte le cose che siamo obbligati a fare controvoglia giorno per giorno, non ci aggiungerei anche un libro di mille e passa pagine: se non ti piace, mollalo e leggi qualcos’altro, o fai altro. Senza rimpianti.
Detto questo, passiamo al libro e alle mie considerazioni in ordine sparso, iniziando da qualche buon motivo per non leggere il libro.
Per prima cosa, niente di personale contro i traduttori, anzi è un mestiere che rispetto moltissimo, ma per me questo libro ha senso solo in inglese.
Seriamente: scaricatevi l’ebook in inglese pirata (o cercate l’anteprima in regola), sfogliatelo un po’, e ditemi se onestamente per voi è un libro traducibile. Per me no: perciò se non sapete l’inglese mi dispiace ma a mio parere questo libro non fa per voi.
Inoltre, è lunghissimo (il mio Kobo segna 1476 pagine), il linguaggio è difficile (credo di non aver mai letto più di 45 pagine in un’ora), la trama è diciamo così molto saltuaria (nel senso che un dettaglio buttato lì a pagina 34 e mai più rispolverato può rivelarsi fondamentale a pagine 897, ma magari anche no) e il ritmo non esattamente incalzante.
(Ho riletto le ultime due frasi e mi sono quasi pentito di averlo letto).
Naturalmente, a meno che non vogliate fare i fighi per esibirlo in libreria una volta finito, e a meno che non dobbiate rinforzare i muscoli dorsali portandolo in giro, consiglio caldamente la versione digitale al posto della cartacea da 4/5 chili.
Passiamo alle cose positive.
Se devo essere sincero non ho trovato un singolo motivo per leggerlo, ma nemmeno per non leggerlo, o fermarmi, in nessuna pagina.
Ci vuole concentrazione, tempo, e fiducia: certi passaggi che sembrano a caso, o collegamenti che pensi “ma che cazz”, si capiscono in seguito, quasi come delle rivelazioni.
Inoltre, la sensazione che David Foster Wallace possa fare (e faccia) quello che vuole con un foglio bianco e un alfabeto a disposizione trasuda da ogni pagina, e tanto mi basta: vedere qualcuno padroneggiare qualcosa così come lui padroneggia il linguaggio è una delle poche cose belle delle vita.
Le descrizioni della depressione, delle dinamiche degli alcolisti anonimi, e più in generale delle dipendenze da sostanze varie, sono quasi fastidiose da quanto sono vere.
Leggere quello che ha scritto sul suicidio, 12 anni prima di suicidarsi lui stesso, fa girare la testa.
È stato un viaggio.

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The song of the lark
Willa Lather
1915

Lee Friedlander ha definito questo romanzo fondamentale per la sua crescita artistica, e questo mi è bastato per leggerlo.
È la storia di Thea, una bambina cresciuta in un paese di campagna americano, e di come diventa una grande cantante lirica, lasciandosi indietro alcune cose per trovarne molte altre.

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Back to Blood
Tom Wolfe
2012

Niente da dire se non che con Tom Wolfe è impossibile sbagliarsi, scrive troppo bene. Questo è il suo ultimo romanzo, e come qualsiasi cosa che mette nero su bianco, non delude.

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Bel-Ami
Guy de Maupassant

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The Fountainhead
Ayn Rand

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Blue Hotel
J.T. Conroe

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Corporate America
Jack Dougherty

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Thank You for Smoking
Christopher Buckley

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I Am Charlotte Simmons
Tom Wolfe

Se la scrittura fosse una religione, Tom Wolfe sarebbe il mio dio. Potrebbe anche scrivere l’elenco del telefono che mi piacerebbe comunque. Altro livello.

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What Makes Sammy Run?
Budd Schulberg

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Catch-22
Joseph Heller

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Karoo
Steve Tesich

Ho scoperto questo libro per caso, e mi è piaciuto tantissimo. Assieme a Barney’s version, quello coi dialoghi migliori che abbia mai letto.

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Il siciliano
Mario Puzo

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Barney’s Version
Mordecai Richler

Uno dei libri scritti meglio che abbia mai letto (e riletto). Mi piace sempre come la prima volta.

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A Farewell To Arms
Ernest Hemingway

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Confessioni del cavaliere d’industria Felix Krull
Thomas Mann

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The Old Man and the Sea
Ernest Hemingway

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Il fu Mattia Pascal
Luigi Pirandello

Uno dei libri che più mi ha affascinato, come tutti quelli che parlano di fughe e cambi d’identità.

 


NON FICTION

[fiction] [non fiction] [scrittura] [fotografia]

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Everything and More: A Compact History of Infinity // David Foster Wallace // 2003
Il buon vecchio DFW affronta con la solita modestia un argomento banale come la storia del concetto di infinito in matematica. A parte qualche sezione troppo tecnica per le mie conoscenze di matematica, si riesce — più o meno, con “un po’” di impegno — a seguire, pagina dopo pagina, anche in metro.
È sempre saccente oltre i limiti del fastidioso, ed è il suo bello.

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The subtle art of not giving a fuck // Mark Manson // 2016
Ho un debole per i buoni libri con titoli stupidi. Mark Manson è l’autore di questo post, uno dei miei preferiti di tutti i tempi, che è un po’ il nucleo da cui si sviluppa questo (ottimo) libro.

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The boys on the bus // Timothy Crouse // 1973
Crouse è stato l’assistente personale di Hunter S. Thompson durante la campagna presidenziale Usa del ’72, seguita per conto di Rolling Stone. Ne ha approfittato per scrivere, l’anno successivo, questo libro meraviglioso sui retroscena del rapporto stampa/politica. Un libro che consiglio caldamente a tutti quelli che continuano a credere ai politici meno peggio, rivoluzionari, politici-non-politici, alla stampa libera, al potere della stampa, e quant’altro. È scritto benissimo.

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Terra madre // Carlo Petrini // 2009
Paradossalmente, ho iniziato a prestare attenzione al cibo da quando vivo in una metropoli. Un paio di anni fa se mi dicevi “Slow food” l’unica cosa che mi veniva in mente era “cibo fighetto per ricchi fighetti”, oggi do un’occhiata alle mie spese mensili, guardo la percentuale dedicata al cibo (è alta, come la qualità di quello che mi metto in pancia), e sorrido. Giusto così. Si vive una volta sola…

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Stories I Tell Myself: Growing Up with Hunter S. Thompson
Juan Thompson
2016

Il libro di Juan, il figlio di HST. L’ho preso quasi per dovere morale, poi pagina dopo pagina mi sono ricreduto ed è un gran libro.
Il quadro di HST che se ne trae non è troppo diverso da quello che ha qualsiasi persona che ha letto almeno un suo libro — genio autodistruttivo, eclettico, eccetera.
Una vita in bilico tra sforzi per mantenere il controllo totale e il perderlo continuamente.
Sono i retroscena che sono inediti: ne vale la pena.
Così come vale la pena leggere quello che Juan pensa di Anita, la sua ultima moglie: Anita nel libro quasi non esiste, se non per qualche frecciatina qui e là, tipo questa.
Owl Farm, the land and house, are now owned by a trust administered by a large Boston law firm. I have permission to visit whenever I want and we stay in the cabin. Anita has the use of Hunter’s house until she relinquishes it or dies, whichever comes first. I have not been in his house since the funeral.
O questa.
(…) unspoken collaboration between us, and alliance of understanding, particularly with Laila, Maria, and Nicole, the women he loved most deeply.
Meditiamo su come Anita sta gestendo l’eredità di HST, compresa la casa che sta trasformando in una macchina da soldi, così come tutto quello che può (magliette, giochi di società, marijuana. Tutto).
Meditiamo, e firmiamo la petizione. Che, mea culpa, nell’ultimo mese ho un po’ messo in pausa… Ma sono pronto a ripartire. Per ora siamo a 98 firme, e la buona notizia è che Johnny Depp ha seriamente bisogno dell’assegno di 40€ che gli ho mandato (controllo compulsivamente l’home banking solo per vedere quel “-40”), e spero anche dei diritti d’autore sull’introduzione al libro. Dammi e datti una mano Johnny. Dai.

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How to read a book
Mortimer J. Adler, Charles Van Doren
1972

Per me uno dei motivi per cui i ragazzi smettono di leggere, è che non sanno farlo.
[Certo, il 99% dei prof di italiano sembra sia pagato per far odiare i libri agli alunni, e con ogni probabilità interpreta il fatto che a nessuno studente freghi un cazzo di quello che insegna come un “madonna quanto sono intelligente e che libri intellettuali che provo a spiegare a questi cretini, aaaah!, perle ai porci”.]
Ma a parte questo, credo che How to read a book (non so se sia mai stato tradotto) andrebbe fatto leggere verso la prima superiore.
Come in ogni “manuale definitivo” di qualcosa, ci sono tante ovvietà, che sembrano tali solo perché chi lo legge, lo legge per interesse personale solo dopo aver letto tanti altri libri.
Che a pensarci bene è l’unico modo, dato che quando sarebbe ideale leggerlo (la prima superiore di qualche riga fa) nessuno te lo propone, anche perché sicuramente l’avrà letto un prof su un milione, mentre gli altri 999milanovecentonovantanove sono impiegati a vendere il “nuovo” volume da 7kg dell’antologia essenziale per far smettere di leggere i ragazzi, a soli 150 euro.
Se l’avessi letto a 14 anni, avrei trovato molte meno ovvietà, e risparmiato un sacco di tempo in seguito.
Se avete figli fateci un pensierino.
Quando mi faccio gli schemi dei libri che leggo, da oggi in poi mi sentirò meno solo.
È un classico del 1940, rivisitato nel ’72: non prende quindi in considerazione gli ebook, né tantomeno Evernote, che per me sono i due strumenti che permettono il passo successivo a chi vuole veramente studiare dai libri, ma tutto quello che c’è prima sì.
Preso in mano tra 300 anni, sarà valido come oggi. E come il secolo scorso.

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In Defense of Food: An Eater’s Manifesto
Michael Pollan
2008

Se ho cambiato in meglio le mie abitudini alimentari lo devo anche a The omnivore’s dilemma di Michael Pollan.
In defense of food ne è il seguito, ed è un mix tra la sua guida su cosa mangiare (“Eat food. Not too much. Mostly plants”) e la storia di come il mondo occidentale ha sviluppato la sua dieta — è storicamente dimostrato — fallimentare.
Molto più corto di The omnivore’s dilemma, che consiglio comunque di leggere per primo.

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The Know-It-All: One Man’s Humble Quest to Become the Smartest Person in the World
A. J. Jacobs
2005

A. J. Jacobs è l’autore di The Year of Living Biblically, uno dei libri che fanno più ridere della storia della letteratura mondiale, nel quale interpreta alla lettera la bibbia per un anno.
Qui invece decide di leggere tutta l’enciclopedia britannica, senza saltare una parola. Una lezione da lacrime agli occhi (non per la commozione) a chi si prende troppo sul serio.

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Snowblind
Robert Sabbagg
1976

È uno dei libri più consigliati da Hunter S. Thompson (“A flat-out ballbuster”), ed è la storia (vera, coi nomi cambiati), di un trafficante di cocaina negli anni ’70. Da come ha iniziato a come ha finito (cioè in galera) a come ha ricominciato (fuori dalla galera, e fuori dalla coca).
È scritto benissimo, e quando è uscito è diventato subito un classicone in due categorie che tradizionalmente non leggono molto: la polizia, e i trafficanti. Al giorno d’oggi le informazioni “pratiche” su come muovere la coca forse non sono le più aggiornate, ma all’epoca sicuramente non c’era di meglio.
È fuori stampa e non esiste in ebook: io l’ho pagato 3€ spedizione compresa su ebay, un affare.
Prende più di un romanzo, e in più sai che quello che c’è scritto dentro è tutto vero.
Inoltre al giorno d’oggi credo che tutti conosciamo almeno una persona che sniffa cocaina: fategli leggere questo libro, così capirà che è meglio o smettere o sniffare solo coca pura. Se la trova.

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Tools of Titans: The Tactics, Routines, and Habits of Billionaires, Icons, and World-Class Performers
Tim Ferriss
2016

Tools of Titans distilla le “lezioni” dei protagonisti del podcast di Tim Ferriss.
È il classico caso di totale che è più della somma delle singole parti… Per quanto il podcast sia bello, prende un sacco di tempo. Ci sono un sacco di puntate, tutte belle, tutte lunghe. E in ogni caso preferisco leggere che ascoltare, perciò questo libro è fantastico.
Bisogna studiarlo, non leggerlo, altrimenti non rimane niente: ma ne vale la pena.
C’è un sacco di “roba buona”, quasi troppa, e paradossalmente gli ospiti da cui mi sento più distante (tipo Jocko Williams, un ex militare), sono quelli da cui c’è più da imparare.
Ci sono comunque alcune puntate del podcast (qui tutte le puntate) che consiglio di ascoltare assolutamente: le due con Jamie Foxx, quella appunto con Jocko Williams, quelle con Derek Sivers.
Voto 10.

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The 4-Hour Chef: The Simple Path to Cooking Like a Pro, Learning Anything, and Living the Good Life
Tim Ferriss
2012

Tim Ferriss è uno dei miei idoli, e incontrarlo nel luglio scorso è stata una delle cose più belle che mi sono successe a Parigi.
Siccome è da poco uscito Tools of Titans, il suo ultimo libro che non vedevo l’ora di leggere, e ho la regola quasi ferrea di leggere i libri in ordine cronologico (per autore), ho “dovuto” leggere questo prima, perché ancora non l’avevo fatto.
È un manuale sull’apprendimento, travestito da manuale di cucina.
È lungo ma un sacco di ricette si possono saltare a pié pari, e basta leggere le parti interessanti, che sono tante.
C’è anche una sezione dedicata a chi vuole sopravvivere in condizioni estreme, costruire capanne nei boschi, eccetera… Più una dedicata alla caccia, alle pistole, eccetera. Ce n’è per tutti.
C’è anche un trucchetto interessante che potrebbe essere utile per chi è obbligato a imbarcare in aereo materiale costoso: dichiarare un’arma (una semplice pistola da starter è sufficiente), in modo da saltare tutte le file e soprattutto avere il bagaglio super controllato e tracciato (nessuna compagnia aerea vuole essere responsabile dello smarrimento di una valigia con una pistola dentro, specie di questi tempi).
Il classico libro che se letto parola per parola ti sfinisce, ma che è molto piacevole e utile se letto pensando “questa magari la salto”.

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The song machine: inside the hit factory
John Seabruck
2015

Come nascono le hit? Le risposte sono in questo libro, e non piaceranno a quelli che pensano che basti essere bravo e avere talento.
Le risposte sono molto più fredde: creare hit è una scienza, e come tale è messa in pratica da scienziati. I cantanti sono solo le ultime pedine della catena di montaggio, e nel 99% dei casi sono intercambiabili. Gran libro, pieno di aneddoti sulla storia degli ultimi 30 anni di musica.

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The Power of Habit: Why We Do What We Do in Life and Business
Charles Duhigg
2012

Ho scoperto questo libro tramite Merita Business Podcast, il podcast del mio amico Giorgio Minguzzi, che ringrazio.
Parla di come il cervello trasformi azioni ripetute in abitudini, di come non distingua le cattive dalle buone (un’arma a doppio taglio quindi), di come cambiarle, e cose così.
Consigliatissimo.

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On Bullshit
Harry Frankfurt
2005

Un piccolo saggio, letteralmente, sulle stronzate. Si parte dalla definizione, molto rigorosa, da cosa le distingue dalle semplici bugie, per finire su considerazioni varie.

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Ancient Gonzo Wisdom: Interviews with Hunter S. Thompson
Anita Thompson (a cura di)
2009

Raccolta di interviste a HST. Consigliatissima, a tutti ma in particolare a chi ha letto la sua bibliografia.

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Fear and Loathing in America: The Brutal Odyssey of an Outlaw Journalist 1968–1976
Hunter S. Thompson
2000

Secondo volume di lettere di HST, 800 pagine di missive in cui il re del Gonzo Journalism passa da fenomeno di nicchia a fenomeno pubblico (con Fear and Loathing in Las Vegas): ma come sempre sono i retroscena le parti più interessanti…
Intanto, Fear and Loathing non è stato scritto sotto l’effetto di droghe, tanto per dirne una.
Poi c’è tutto il resto del suo repertorio: l’amore per la musica, le armi, le lotte con gli editori, le lettere con Tom Wolfe, i problemi di soldi, e mille altre cose…
La cosa più interessante è che, contro ogni aspettativa e direi anche contro ogni logica, lui sapeva già di essere HST, o che almeno sarebbe diventato HST… Ecco perché queste lettere sono una testimonianza importante….
Come il fatto che rivolesse indietro il manoscritto di Fear and Loathing in Las Vegas dai suoi editori…
Resto convinto oltre ogni ragionevole dubbio che, fosse vissuto nel 2016, HST userebbe Evernote.

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Kingdom of Fear: Loathsome Secrets of a Star-Crossed Child in the Final Days of the American Century
Hunter S. Thompson
2003

HST ha 66 anni quando esce questo libro, è vecchio, cinico e ne ha passate tante, ma non troppe da fargli perdere la voglia di dire la sua: Kingdom of Fear è un manifesto contro un sacco di cose.
Contro la polizia, i terroristi, i politici soprattutto.
Ma allo stesso tempo è anche un manifesto, seppur amaro, a favore di tante altre, tra cui la musica (non ho mai letto niente di così bello sul bisogno fisico di ascoltare musica spesso e volentieri), e la scrittura.
Tutta la sua bibliografia è cosparsa di profezie incredibilmente accurate, e in questo libro ce ne sono probabilmente più che negli altri.
Il pezzo più incredibile, specie se letto col senno di poi, è quello scritto il 12 settembre 2001, che si trova anche su internet.
Ma l’atmosfera post-11 settembre permea tutto il libro, e leggerlo in una città come Parigi in cui per forza di cose si sente la paura per i terroristi, è un’esperienza.
Tutti oggi parlano della mia generazione come della prima condannata ad avere uno standard di vita più basso di quello dei propri genitori, ma non so quanti lo facessero il 19 settembre 2001… “That is extremely heavy news, and it will take a while for it to sink in.” (cit)
È una sorta di testamento, dato che è il suo ultimo libro (non raccolta) uscito prima del suo suicidio.

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Hey Rube: Blood Sport, the Bush Doctrine, and the Downward Spiral of Dumbness Modern History from the Sports Desk
Hunter S. Thompson
2004

Contiene articoli pubblicati su Espn.com tra il 2000 e il 2003. Hey Rube era la colonna fissa di HST, in teoria era una colonna sportiva, in pratica scriveva di tutto (partendo dallo sport ok, ma spesso restandoci non più di una riga).
In pratica il lavoro da sogno… un blogger prima dei tempi dei blogger… con la differenza che era pagato per dire il cazzo che gli pareva… ma se l’è meritata.
Leggendolo ho il dubbio che proprio l’essere in teoria una colonna sportiva non lo facesse prendere sul serio dalle, chiamiamole così, autorità… Ci sono alcune cose e alcuni (molti) giudizi politici che non credo sarebbero pubblicabili al giorno d’oggi, sicuramente non da una persona pubblica…
Piccola nota. L’articolo sull’11/9 contenuto anche in Kingdom of fear, nella versione pubblicata in Hey Rube ha due righe misteriosamente sparite dalle altre due versioni:

Not even the numbers of dead and wounded can be established. CNN reports “more than 800 people standing in line to donate blood at St. Vincent’s Hospital in Greenwich Village, but only fewer than 500 victims brought to the Emergency Room.” The numbers don’t add up. I am confused.

Per il resto, lo stile è sempre il suo: se ti piace una volta, ti piace sempre.
Bellissimo il coccodrillo per George Plimpton.

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Crisi d’identità: Costruire un’identità visiva senza sapere da che parte iniziare
Roberto Kalamun Pasini
2016

Qual è il mestiere più diffuso nel 2016? Facilissima, la so: il grafico.
Senza fare nessuno sforzo di memoria, me ne vengono in mente almeno una decina tra i miei amici. Più o meno improvvisati…
Per i più improvvisati, Roberto ha scritto questo libro qui.
Oltre a sentirmi onorato per essere il fotografo della foto dell’autore in fondo al libro, mi sento doppiamente onorato per aver ricevuto una copia del libro in anteprima: l’ho letto, e ho imparato delle cose che prima non sapevo. Tanto mi basta.
Roberto scrive bene, ok, ma un conto è scrivere qualcosa per i fatti propri, un conto è scrivere bene per qualcun altro: l’editore che ti chiede il libro da una parte, e il grafico improvvisato che lo legge dall’altra.
Per quanto mi riguarda, missione compiuta.
Roberto mi ha detto che ha ricevuto qualche critica di grafici affermati che gli dicevano che il libro era troppo semplice… Magari come grafici saranno bravi ma… Sanno leggere??? Il sottotitolo recita: Costruire un’identità visiva senza sapere da che parte iniziare. (sottolineatura mia)
Se il libro è troppo semplice per gente del mestiere, vuol dire che è perfetto per gente non del mestiere, non mi sembra difficile da capire.
Ok, basta così. La mia opinione è questa — il libro sarà letto da tre categorie:
a) quelli come me, a cui Roberto l’ha regalato
b) quelli come il grafico esperto, che leggono un libro per principianti per sentirsi bravi e fighi (wow, complimentoni)
c) i grafici improvvisati, che lo leggeranno di nascosto, ma lo leggeranno. Ovvio che non lo ammetteranno, ma l’importante è che lo leggano…
Ultima cosa… Il libro esiste solo in ebook. Siamo nel 2016, vi prego, fatevene una ragione. Ci sono libri che non hanno senso di carta, e questo è uno di quelli.
Tra l’altro, siccome la maggior parte dei suoi lettori lo legge di nascosto, l’ebook evita anche il problema di dover nascondere il libro dalla libreria… Meditiamo.
E compriamo il libro di Roberto.

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Fear and loathing at Rolling Stone
Hunter S. Thompson
2011

Raccolta postuma di pezzi usciti per Rolling Stone… La maggior parte già pubblicati in altre raccolte (Gonzo series 1,2,3,4, ecc), alcuni no.
Il libro è correlato dalle note di Jann S. Wenner, editor che ha seguito HST nella maggior parte dei suoi lavori per Rolling Stone.
Si vede che è un libro uscito postumo, perché le note mancano evidentemente di contradditorio, specie quelle su quando HST è stato privato dell’assicurazione sanitaria nel suo incarico in Vietnam… La versione di Hunter è molto diversa da quella di Wenner, che in questo libro se la sbriga con una nota di un paio di righe buttata lì in mezzo ad altre cose… Mah.
PS: ho letto questo libro in formato cartaceo. Do per scontato che chi sostiene la superiorità della carta non si sia mai trovato a leggere o peggio ancora cercare di prendere appunti su un libro di 600 pagine sulla linea 2 a Parigi all’ora di punta (operazione agevolissima con un e-reader), o a cercare di incastrarlo nella borsa fotografica assieme ad altre cose, o semplicemente non abbia mai abitato in 11mq e di conseguenza non abbia mai apprezzato il valore dei centimetri cubi (questo libro ne occupa almeno 600, così a occhio)… Lo ripeto sempre, ma insisto. Siamo nel 2016, ed è il momento degli ebook. Perché fare finta del contrario? Ok.
In ogni caso il libro è super consigliato per quelli che vogliono leggere alcune tra le migliori cose di HST senza tuffarsi in tutta la bibliografia come ho fatto io.

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A supposedly fun thing I’ll never do again
David Foster Wallace
1997

Sette saggi di David Foster Wallace. Sono incommentabili, perché scritti troppo bene.
Il mio preferito è The string theory (si trova anche sul sito di Esquire), ritratto di Michael Joyce, tennista nella top 1oo mondiale ma non a livello, all’epoca, di Agassi.
Il tennis, ovviamente, è solo una scusa per discutere di cosa significhi essere mostruosamente bravo in qualcosa, di cosa ci stia dietro, e di quanto alla maggior parte della gente piaccia vedere solo il risultato finale, facendo finta che i sacrifici e le scelte difficili per forza lo accompagnano non esistano. Le tre parole finali, dopo gli ultimi paragrafi, sono un tocco fantastico.

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The everything store. Jeff Bezos and the age of Amazon
Brad Stone
2013

Qualcuno forse avrà notato che dal mio sito sono spariti i link affiliati che rimandavano ad Amazon: il motivo è che non mi sento molto più a mio agio a “fare affari” col sito di Bezos.
Non sono diventato così radicale, né tantomento un santone, ma dopo aver letto questo libro e un po’ di articoli di giornalisti che hanno lavorato dentro Amazon (in borghese ovviamente), ho cambiato opinione sul gigante di Bezos, e si prova a fare meglio che si può (sicuramente Amazon non chiuderà grazie a me, anche se operando in perdita e vivendo solo sul giro enorme d’affari che ha, mi piace pensare che se tutti i suoi clienti smettessero per qualche giorno di botto di comprare, fallirebbe).
Purtroppo ci sono alcune cose che si trovano solo su Amazon, ma per il resto non ho più intenzione di comprarci niente.
Il libro in questione è molto interessante: è la storia di Amazon, intrecciata con quella personale di Bezos e incentrata in particolare sulle dinamiche interne ad alti livelli dell’azienda, partita tra l’altro anche con un investimento di 100000$ da parte dei suoi genitori (chi non ha genitori che sganciano un centomila al figliolo d’altra parte?).
Ci sono un sacco di cose che non mi piacciono (tra le tante, rapporti col fisco, gestione dei Drm sugli ebook, trattamento degli operai — sì lo so, sembro un sindacalista), ma per par condicio ne voglio sottolineare una che invece mi piace: Bezos obbliga tutti i suoi collaboratori più stretti a leggere The black swan di Nassim Nicholas Taleb, che per me è uno dei libri più importanti della storia.
Comunque, per chiudere in bellezza, ho comprato questo libro su Amazon.
Porca puttana.

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Email marketing con Mailchimp
Alessandra Farabegoli
2016

*Mini disclaimer, probabilmente non necessario: Alessandra Farabegoliè amica di molti miei amici, ma non ci conosciamo personalmente. Se ho letto questo libro è solo perché mi interessava.
Per gestire la mia newsletter uso Mailchimp e ne sono contentissimo, ma lo sfrutto più o meno come uno che compra una Ferrari e ci va in prima ai 40 all’ora a fare la spesa.
Qui ho trovato un sacco di spiegazioni dettagliate su tutte le funzioni e più in generale sulla filosofia di base del programma, e negli appunti che ho preso la sezione più corposa è intitolata “In futuro?”, in cui ho segnato un sacco di cose che non sapevo e che potrebbero farmi comodo tra qualche settimana, mese, o anno.
Ad ogni modo non ho dubbi che quando le mie conoscenze di base inizieranno a starmi strette, riaprirò questo libro e non un altro.

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Gonzo Papers, Vol. 4: Better Than Sex: Confessions of a Political Junkie
Hunter S. Thompson
1994

 Quarta e ultima puntata dei Gonzo Papers, con meno di 200 pagine è molto più corta delle altre.
Particolarmente attuale perché tratta esclusivamente della campagna presidenziale del ’92, vinta da Bill Clinton
Per i più distratti è il marito di Hillary Clinton, che oggi a sentire i più è una santa, solo perché è difficile fare brutta figura di fronte a Trump.
Leggere questo libro rimette un attimo le cose in prospettiva, e vale per tutti questa frase:

 Politics is a mean business, and when September rolls around in a presidential campaign, it gets mean on a level that is beyond most people’s comprehension. The White House is the most powerful office in the world, and a lot of people will tell you that nothing is over the line when it finally comes down to winning or losing the presidency of the United States. Nobody is safe and nothing is sacred when the stakes finally get that high. It is the ultimate fast lane, and the people still on their feet in September are usually the meanest of the mean. The last train out of any station will not be full of nice guys.

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Gonzo Papers, Vol. 3: Songs of the Doomed: More Notes on the Death of the American Dream
Hunter S. Thompson
1990

La terza raccolta di HST: a mio parere molto meglio della seconda, una perla dopo l’altra. Una goduria da leggere.

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Gonzo Papers, Vol. 2: Generation of Swine: Tales of Shame and Degradation in the ’80s
Hunter S. Thompson
1988

Raccolta di articoli per il San Francisco Examiner, in cui si parla quasi esclusivamente delle elezioni ’88 vinte da Bush.
Per ora il libro meno coinvolgente dei suoi che mi sto divorando, ma comunque a tratti geniale. Il 99% delle previsioni politiche che fa poi si sono avverate.
Meditiamo.
Le lettere a Ralph Steadman sono talmente belle che me le incornicerei, se solo avessi abbastanza spazio nei miei 11mq.

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The curse of Lono
Hunter S. Thompson
1983

Hunter S. Thompson e il fido Ralph Steadman partono per le Hawaii per il reportage di una maratona locale, ma finisce tutto a droga, alcol, e violenza, come ogni sua storia.
Ed è per questo che le leggiamo.
Nota tecnica: escluso i libri fotografici, non leggevo un libro cartaceo da secoli. Ho fatto un’eccezione per questo perché non esiste in ebook, e le illustrazioni di Steadman meritano un supporto adeguato.
È stato fuori stampa per anni, con prezzi folli su ebay, ma fortunatamente è uscita da poco una ristampa della Taschen a meno di 30€.

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The right stuff
Tom Wolfe

La storia delle prime missioni spaziali della Nasa, ai tempi della guerra fredda, scritta con lo stile perfetto di Tom Wolfe. Si legge tutto d’un fiato. The right stuff è quella roba lì che ci vuole per arrivare al top, quella cosa di cui, tra piloti, non si parla mai, ma tutti sanno chi ce l’ha e chi non ce l’ha. Chi ce l’ha la può perdere, chi non ce l’ha non la può ottenere.

Interessante che parli anche di Checklist, ovvero le liste di controllo di cui parla Atul Gawande in The chechlist manifesto, uno dei libri più interessanti che ho letto quest’anno. Lui è un chirurgo e le applica al suo mestiere, ma dice esplicitamente di aver preso spunto dai piloti di aerei. È bello averne la conferma, se ne parlava già in un libro del 1979 ma finché Gawande non ha scritto il suo libro nel 2011 non le conosceva nessuno.

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Mad Men Carousel: The Complete Critical Companion
Matt Zoller Seitz

Chi non ha mai visto Mad Men non può capire la sensazione di smarrimento nel sapere che non ci saranno mai più nuovi episodi da vedere, per cui dopo aver visto l’intera serie 5 volte ho letto questo libro, che analizza puntata per puntata il capolavoro di Matthew Weiner. Potrai pensare “che cazzo ci sarà da scoprire se l’hai già vista 5 volte”, la cosa incredibile invece è che circa ogni dieci righe ho imparato qualcosa di nuovo.
Un libro imprescindibile per tutti i fanatici di Mad Men, non riesco nemmeno a immaginare quanto ci si possa mettere per fare tutte le ricerche che stanno dietro queste 600 e qualcosa pagine. Chapeau.
Sono d’accordissimo con Seitz quando elogia le puntate dirette da John Slattery, che oltre ad essere geniale nel ruolo di Roger Sterling si dimostra un fenomeno anche dietro la cinepresa.
Non capisco invece come Seitz possa difendere sempre a spada tratta Joan (che non mi sta simpatica per niente), e criticare i flashback di Don (che per me sono dei gioielli e da soli valevano la puntata che li ospitava): va beh.

Seitz è anche l’autore di The Wes Anderson Collection e The Wes Anderson Collection: The Grand Budapest Hotel, che ho in programma di leggere da un po’. Non sapevo che l’autore fosse anche appassionato di Mad Men, altrimenti probabilemente li avrei già letti.

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Attempting normal
Marc Maron

Uno dei libri che mi hanno fatto più ridere di sempre. D’altra parte Marc Maron è un comico, che però si è reinventato “podcaster” nel momento più basso della sua vita, inizialmente intervistando colleghi e poi più o meno tutti, compreso Obama. In quest’articolo c’è il riassunto della sua vita/carriera (e quindi di questo libro, che è una sorta di autobiografia super dettagliata, anche troppo, certi particolari sono quasi morbosi e ne avrei fatto a meno senza problemi).
Ho letto anche il suo primo libro, The Jerusalem syndrome, ma non mi sento di consigliarlo.

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Gonzo Papers, Vol. 1: The Great Shark Hunt: Strange Tales from a Strange Time
Hunter S. Thompson

Una raccolta con alcune perle dei primi anni di Hunter S. Thompson, con estratti di libri e molti articoli per Rolling Stones.
Credo sia l’unico scrittore al mondo che possa parlare di Nixon (Nixon!) e tenermi incollato alla pagina. Ma è tutto bello.

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Hell’s Angels: a strange and terrible saga
Hunter S. Thompson

Scritto con lo stile inconfondibile di Hunter S. Thompson, di cui mi sono innamorato, è il racconto del paio d’anni che ha passato a strettissimo contatto con gli Hell’s Angels. Per quanto mi riguarda potrebbe anche scrivere l’elenco del telefono che sarebbe comunque bello: in certi passaggi mi è venuto da applaudire.
E in certi momenti mi è tornata la voglia di avere una moto (ma mi è già passata).

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The obstacle is the way. The ancient art of turning adversity to advantage
Ryan Holiday

Ryan Holiday, oltre ad avere quella che secondo me è la newsletter di libri migliore di tutte, è una delle persone che leggo più volentieri in assoluto.
The Obstacle is the way è dichiaratamente ispirato allo stoicismo, e anche se è facile scambiarlo per un libro da cui prendere citazioni da abbinare a foto profilo a caso su Facebook, è pieno di cose su cui pensare (con esempi reali).
Si parla molto dell’importanza di restare calmi, e questo si ricollega a qualcosa a cui mi capita spesso ultimamente, cioè che la vita non è un gioco a somma zero, e a quanto siamo portati istintivamente a pensare il contrario, reagendo sempre con “Oh ma non è giusto!” più o meno a tutto. No, non è giusto, ma è così, quindi non aspettarti che qualcuno metta le cose in pari, fai quello che puoi/devi, e il risultato importa relativamente.

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Born to Run: Un gruppo di superatleti, una tribù nascosta e la corsa più estrema che il mondo abbia mai visto
Christopher McDougall

I miei genitori mi hanno consigliato questo libro con entusiasmo, e l’ho letto.
Premessa: non sono un corridore, ho sempre preferito andare in bici, e le poche volte che ho corso l’ho fatto solo per dimagrire.
Born to run però mi ha talmente gasato che sono andato a correre scalzo ancora prima di finirlo.
Scalzo?
Sì, come i Tarahumara. Chi sono? Leggi il libro (va beh, puoi anche andare su Wikipedia).
Il clima parigino non è il più clemente del mondo, ma correre scalzo mi è piaciuto talmente tanto che ho intenzione di rifarlo. La seconda volta ho corso (sull’erba eh) più di un’ora e un quarto senza neanche accorgermene, anzi, più andavo avanti più era facile.
Non sono superstizioso, ma la prima volta che ho corso si è anche fermata una coccinella sulla mia gamba…
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Tornando alle cose serie, una delle parti più interessanti è quella in cui viene raccontata la storia della Nike, e quindi delle moderne scarpe da corsa. Molto educativa.
Non sono un podologo perciò ci tengo a sottolineare: non sto consigliando a nessuno di correre scalzo. Semplicemente, ognuno legga, si informi, faccia come vuole e stia sereno (in questo video si vede l’autore dibattere con un podologo, per chi è interessato).
Born to run è un bel libro comunque. La storia sembra un romanzo e i personaggi incredibili, ma è tutto vero. Un peccato solo che la traduzione sia dozzinale, meglio leggerlo in inglese.

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Radical chic & mau-mauing the flak-catchers
Tom Wolfe

Quando parlo di Tom Wolfe sono sempre breve. Nessuno scrive come lui, punto.

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George, Being George: George Plimpton’s Life as Told, Admired, Deplored, and Envied by 200 Friends, Relatives, Lovers, Acquaintances, Rivals
Nelson W. Aldrich Jr. (edited by)

Un libro tira l’altro, perciò dopo aver finito Shadow Box sono passato a questa biografia corale di Plimpton. Amici, colleghi, mogli, parenti… Una piccola parte delle migliaia di persone che hanno avuto a che fare con lui in vita lo ricordano con aneddoti e istantanee.

C’è tutto — la Paris Review, le donne, la famiglia altolocata, i soldi, i soldi che mancano, gli scrittori, il fascino — o perlomeno, c’è tutto quello che ci si aspetta. Ed è già tanto.

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Shadow box. An amateur in the ring
George Plimpton

George Plimpton è uno scrittore, e personaggio, fantastico, autore diPaper Lion, uno dei miei libri in assoluto.
Shadow Box è un altro esempio di giornalismo partecipativo all’ennesima potenza: parte prendendo botte su un ring, e continua perdendosi tra Muhammad Alì (avevo iniziato il libro giusto qualche giorno prima che morisse), giornalismo, Hemingway, Norman Mailer…
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Fear and loathing on the campaign trail ’72
Hunter S. Thompson
Immediatamente dopo aver chiuso Fear and Loathing in Las Vegas ho iniziato Fear and Loathing on the Campaing Trail ’72.
Ora, se ti dicessi di leggere un reportage per Rolling Stone sulla campagna elettorale presidenziale americana del ’72, la risposta sarebbe solo una: CHE PALLELa penso esattamente come te, ma il signor Hunter S. Thompson scrive talmente bene e, pur coprendo un tema all’apparenza tedioso, riesce a parlare (bene) di tante cose molto più interessanti.
È un altro dei tanti libri che consiglio a chi dà troppa importanza a voti, elezioni, partiti, eccetera.
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Fear and loathing in Las Vegas. A savage journey to the heart of the American Dream
Hunter S. Thompson

Let me explain it to you, let me run it down just briefly if I can. We’re looking for the American Dream, and we were told it was somewhere in this area.…

Da tempo volevo leggere qualcosa di Thompson, ma mi sono deciso dopo aver letto questa frase in Shadow Box (Plimpton che parla di Thompson):

I wished him luck. I envied him, really—thinking up these strange approaches. His Rolling Stone readership required very little of the event he was sent to cover, except, perhaps, that everything go wrong … to the degree that the original purpose of his assignment was finally submerged by personal misfortune and misadventure. His superb Fear and Loathing in Las Vegas started as an assignment (indeed, from my own magazine, Sports Illustrated) to cover the Mint-500 off-road dune-buggy race in Las Vegas. But there is only the most fleeting reference to the event in the copy. He was like a man stepping onto the wrong train, or boat, without a dime to bring him back, or even to communicate from where he was delivered, and not too anxious about it either—as if wishing to feast on the excitement of chance and ruin.

Fear and Loathing in Las Vegas  è esattamente  come lo descrive Plimpton, ma è impossibile trasmettere a parole quanto scriva bene Hunter S. Thompson.

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The Year of Living Biblically: One Man’s Humble Quest to Follow the Bible as Literally as Possible
A.J. Jacobs
2007

Uno dei libri più divertenti (in metro la gente mi guardava male perché ridevo da solo come un cretino) e più seri che abbia mai letto.
L’autore, giornalista di Esquire e agnostico, decide di seguire alla lettera la Bibbia per un anno (8 mesi l’antico testamento, 4 il nuovo).
I motivi della decisione sono spiegati nel libro e non voglio spoilerare, dico solo che il libro è geniale.
Intanto l’esperimento di Jacobs è fatto seriamente, e coinvolge sua moglie, il loro bambino piccolo, e la loro seconda gravidanza: non è una robetta di due giorni per fare un titolo a effetto.
L’autore rimane agnostico, pur concedendo che il lato spirituale della vita è interessante e ammettendo di aver imparato cose utili.
La questione però è una sola: i comportamenti positivi derivanti da alcune regole della Bibbia non hanno nulla di unico, e sono condivisi da altre religioni, filosofie, decisioni e comportamenti istintivi di persone non credenti.
Le cose uniche sono invece le regole stupide e pericolose (ce ne sono in quantità): per ignorarle bisogna non chiudere un occhio, ma cavarseli tutti e due, come d’altra parte suggerisce l’antico testamento in alcuni casi.
Altro problema: se sei credente, devi credere specialmente alle regole stupide o quantomeno inspiegabili: altrimenti dov’è l’atto di fede?
Ecco perché non si può ragionare con un credente che fa una cosa stupida. Ha ragione lui. Perché? Perché sì. Tié.
Per farsi un’idea di quanto possa essere divertente il libro, consiglio questo video su Youtube in cui si vede Jacobs durante il suo anno biblico.
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Golden Holocaust: Origins of the Cigarette Catastrophe and the Case for Abolition
Robert N. Proctor
2011

Un bel mattoncino (si fa per dire, ho letto l’e-book) di 900 pagine, ma 200 sono di note e bibliografia.
Che il fumo faccia male si sa, ma sono il contorno e la storia a essere interessanti, e questo libro le racconta alla perfezione.
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The Checklist Manifesto: How to Get Things Right
Atul Gawande

Spiega come l’utilizzo di semplici checklist, ovvero liste di controllo, aiuti a svolgere i compiti che non svolgiamo abitualmente, o che svolgiamo sempre e che quindi crediamo di saper fare (cadendo in errori banali).
Possono essere utilizzate in tutti gli ambiti: le prime sono state sfruttate dall’aviazione militare per evitare incidenti aerei; Gawande, che è un chirurgo di fama, le usa e le ha diffuse nelle sale operatorie per salvare vite; io mi accontento di crearne una ad esempio per non dimenticarmi le batterie di riserva nella borsa della macchina fotografica prima di un lavoro.

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Influence: The Psychology of Persuasion
Robert B. Cialdini
1984

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Au Contraire! Figuring out the French (second edition)
Gilles Asselin, Ruth Mastron

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Cina SpA. La superpotenza che sta sfidando il mondo
Ted C. Fishman

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Il Corano
(vari)

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The End of Faith: Religion, Terror, and the Future of Reason
Sam Harris

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Being Mortal: Medicine and What Matters in the End
Atul Gawande

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Paper Lion: Confessions of a last-string quarterback
George Plimpton

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Moneyball — The art of winning an unfair game
Michael Lewis

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The Kandy-Kolored Tangerine-Flake Streamline Baby
Tom Wolfe

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Fooled by Randomness: The Hidden Role of Chance in Life and in the Markets
Nassim Nicholas Taleb

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Trust Me, I’m Lying: Confessions of a Media Manipulator
Ryan Holiday

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It Wasn’t Pretty, Folks, but Didn’t We Have Fun?: Esquire in the Sixties
Carol Polsgrove

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Getting More: How You Can Negotiate to Succeed in Work & Life
Stuart Diamond

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Superconnect: How the Best Connections in Business and Life Are the Ones You Least Expect
Richard Koch, Greg Lockwood

Un libro che fa pensare parecchio. La tesi esposta è che spesso i contatti più utili o che più influenzano la nostra vita sono quelli di semplice conoscenza (lui li chiama weak link). Prova a pensarci, ti accorgerai che è vero.

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Mindless Eating: Why We Eat More Than We Think
Brian Wansink, Ph.D.

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The Art of Profitability
Adrian Slywotzky

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Talent Is Overrated: What Really Separates World-Class Performers from Everybody Else
Geoff Colvin

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Zero to One: Notes on Start Ups, or How to Build the Future
Peter Thiel

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Flow
Mihaly Csikszentmihalyi

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80/20 Sales and Marketing: The Definitive Guide to Working Less and Making More
Perry Marshall

Se hai già letto The 80/20 principle e vuoi applicare la legge di Pareto alla tua impresa, questo è il libro giusto.

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A Drinking Life
Pete Hamill

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Sulle tracce del conte. La vera storia del cocktail «Negroni»
Luca Picchi

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Outliers
Malcolm Gladwell

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Writing a Novel with Scrivener
David Hewson

Scrivener è il mio software di scrittura preferito, e questo libro è un’ottima introduzione ai suoi principi.

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Elogio degli eBook: Manifesto dell’autopubblicazione: 1 (Self-Publishing Tools)
Mauro Sandrini

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In Cold Blood
Truman Capote

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Thy Neighbor’s Wife
Gay Talese

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Honor Thy Father
Gay Talese

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Fame and Obscurity
Gay Talese

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The Bridge: The Building of the Verrazano-Narrows Bridge
Gay Talese

+

New York: a Serendipiter’s journey
Gay Talese

+

The Gay Talese Reader: Portraits & Encounters
Gay Talese

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The Silent Season of a Hero: The Sports Writing of Gay Talese
Gay Talese

+

A Writer’s Life
Gay Talese

+

The Kingdom and the Power: Behind the Scenes at The New York Times: The Institution That Influences the World
Gay Talese

+

Unto The Sons
Gay Talese

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Il caso Genchi. Storia di un uomo in balìa dello Stato
Edoardo Montolli


SCRITTURA

[fiction] [non fiction] [scrittura] [fotografia]

Non sono libri, ma ho trovato molto utili tre post (1, 2, 3) sulla scrittura dal blog di Chiara Gamberetta.

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Ogilvy on advertising (1983)
David Ogilvy

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Story
Robert McKee

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The new journalism
Tom Wolfe

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Confessions of an Advertising Man
David Ogilvy

Assieme a Scientific Advertising di Claude Hopkins, questo libro è uno dei testi sacri della pubblicità.
È del 1963, ma non è obsoleto perché come tutti i libri migliori parla di principi, non di tecniche. Le tecniche, specialmente di questi tempi, muoiono in fretta; i principi resistono.
Un libro che dovrebbe essere obbligatorio nelle università di scienze della comunicazione, ma che ovviamente non c’è — come farebbero altrimenti i professori a vendere i loro, di libri?

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Scientific Advertising
Claude Hopkins

Uno dei testi sacri della pubblicità, direttamente dal 1923 ma ancora attualissimo per chi scrive o vende.

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On Writing: A Memoir of the Craft
Stephen King

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Il cinema oltre le regole. Nuovi modelli di sceneggiatura
Ken Dancynger

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The Art of Dramatic Writing
Egri Lajos

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Word Painting: A Guide to Writing More Descriptively
Rebecca McClanahan

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SELF-EDITING FOR FICTION WRITERS: How to Edit Yourself into Print
Browne Renni, King Dave

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Stein On Writing: A Master Editor of Some of the Most Successful Writers of Our Century Shares His Craft Techniques and Strategies
Sol Stein

+

The Robert Collier Letter Book
Robert Collier

Un classico del copywriting, scritto nel 1934 ma ancora attualissimo.

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The Literature of Reality
Gay Talese, Barbara Lounsberry


 

FOTOGRAFIA

[fiction] [non fiction] [scrittura] [fotografia]

Non sono libri ma come ispirazione per le foto uso molto la fotografia, le inquadrature e lo stile dei film di Wes Anderson e della serie tv Mad Men (per me il top assoluto).

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Light Science and Magic: An Introduction to Photographic Lighting: An Introduction to Photographic Lighting (5th edition)
Fil Hunter, Steven Biver, Paul Fuqua
2015

Ottimo libro, che parla di luce in fotografia partendo, come si dovrebbe fare, dai principi: da lì è molto più facile arrivare alle tecniche, e qui ce ne sono in abbondanza. C’è di che studiare e sperimentare.

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Gonzo: Photographs by Hunter S. Thompson
Hunter S. Thompson
2006

Libro fotografico di e con HST: uscito postumo, ma ci stava lavorando prima di morire.
La maggior parte delle foto sono sue: era un ottimo fotografo, specie per i tempi.
L’introduzione di Johnny Depp e la biografia di Ben Corbett sono il compendio perfetto alle 240 pagine di foto. Per i fan, da avere.
Per gli altri, pure. Perché no?

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Garry Winogrand
(autori vari)

Se fossi costretto a scegliere un mio fotografo preferito (e per fortuna non lo sono), probabilmente direi Winogrand.

Mi ha sempre affascinato: scettico verso tutto, fotografo compulsivo, più amante dello scatto che dell’editing/selezione (è morto lasciando migliaia di rullini non sviluppati).

Questo libro (in francese) presenta tantissime fotografie stampate molto bene, più vari saggi di Papageorge, Szarkowski, e altri. Viene ripercorsa tutta la carriera di Winogrand, con aneddoti e analisi commoventi.

Per chi non lo conosce e vuole leggere qualcosa di gratis e bello su di lui, consiglio sempre questi due post:

Anche quest’intervista, molto più lunga, è da leggere.

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Retrospective
William Klein
2005

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Fashion
Jealoup Sieff

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Photographing People: Portraits, Fashion, Glamour (Revised Edition 2006)
Roger Hicks, Frances Schultz, Alex Larg, Jane Wood

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The new erotic photography
(a cura di) Dian Hanson & Eric Kroll

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Fotografare la luce. Esplorare le infinite possibilità del flash
Joe McNally

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Friedlander
The Museum of Modern Art

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La luce e lo scatto. 50 fotografie di moda
Chris Gatcum

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The Animals
Garry Winogrand

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Public Relations
Garry Winogrand

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Paolo Roversi
Paolo Roversi

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Fotografia e pittura nel Novecento (e oltre)
Claudio Marra

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The Art of Photography: An Approach to Personal Expression
Bruce Barnbaum

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Quando ero fotografo
Nadar

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Photographing Shadow and Light: Inside the Dramatic Lighting Techniques and Creative Vision of Portrait Photographer Joey L.
Joey L.

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Fotografia del ventesimo secolo
aa.vv.