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MotoGp a Misano – Le foto

* Per il secondo anno di fila, grazie a La Voce di Romagna, ho avuto l’opportunità di andare al Gran Premio di San Marino e della Riviera di Rimini.
Col pass che avevo potevo andare solo nel paddock e in sala stampa, perciò non ci sono foto in pista.
(qui trovate le foto 2012). Buona visione.

Giovedì sera la preparazione del kit: oltre ovviamente alla macchina fotografica e a taccuini e fogli vari, inevitabile portare il lettore e-book e un po’ di maglie serie (quella del Sic, di Maradona e quella coi cervi fatta da Maria Ghetti).

Venerdì mattina, la partenza alle 6:30 con la mitica Escort del ’98: dopo nemmeno un chilometro mi sono dovuto fermare a fare delle foto perché c’era un’alba bellissima. […]

Gigi Soldano, un obiettivo da 30 e lode

* intervista realizzata il 14 settembre 2013 al Gran Premio di San Mariano e della Riviera di Rimini presso il Marco Simoncelli di Misano, pubblicata su La Voce di Romagna il 15 settembre 2013

Il fregio sul giubbotto non lascia adito a dubbi: “30”, e una corona d’alloro attorno. Sono gli anni di esperienza in pista di Luigi “Gigi” Soldano, decano dei fotografi del motomondiale.
A 64 anni non è il più anziano del gruppo, “ma ce ne sono pochi pochi dei più vecchi”, ride.

Elogio a Cassano

Cassano Antonio da Bari Vecchia è fuori.
Fuori forma. Fuori dal tempo. Fuori categoria.
Il talentino, come lo chiamavano a Madrid prima di battezzarlo el gordito, naviga a vista nell’incoerenza di chi ha 31 anni, un talento che basterebbe per cento e la casella delle vittorie che contano ancora ferma al via.
Vive a credito col destino (nel 2008 disse: “Mi sono fatto 17 anni da disgraziato e 9 da miliardario: me ne mancano ancora 8, prima di pareggiare”) e, in ossequio alla corrente filosofica del chemenefotteameguaglio’ di cui è fondatore e brillante divulgatore (non tutti si nasce Kant, ma neppure Antonio Cassano), fa spallucce ai topi da almanacco e ai puristi da libro dei record.

A pensarci bene è il colmo, per chi nasce in quella notte di mezza estate del 1982 in cui le stelle (tre) le accese Pablito Rossi e, nei vicoli di Bari Vecchia, la gioia effimera di un mondiale si perdeva nei fumi dei caroselli.
L’infanzia è poco più di un infrangersi di vetri presi a pallonate per compiacere una platea già incredula: consolazioni magre come i pasti che, quando ci sono, consuma assieme a mamma Giovanna. Il padre non c’è, i soldi neppure.



Dai diamanti non nasce niente, dal letame nascono i fior. (cit.) […]