Prima del post vero e proprio, un appello.
Come molti sanno, quest’anno mi sono divorato la bibliografia di Hunter S. Thompson.
Il problema è che all’appello manca un libro, il terzo e ultimo capitolo della sua trilogia di lettere personali: l’uscita era prevista (il libro era già finito con tanto di copertina eccetera) per il 2005, anno in cui si è suicidato, ma non se ne hanno notizie. L’uscita del libro è stata posticipata di 6 mesi in 6 mesi, finché la sua ultima moglie (sposata  nel 2003 ed erede dei diritti), non ha smesso completamente di parlarne nel 2009.

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Dopo 11 anni, zero notizie. Zero.
Ho anche scritto una lettera cartacea con assegno di 40€ a Johnny Depp (amico intimo di HST e autore della prefazione del libro), intimandogli di inviarmi una copia che sicuramente lui ha, stranamente senza risposta…
È diventata per me una questione di principio: mentre sua moglie fa un sacco di soldi vendendo merchandising e puttanate varie, ovvero tutto ciò che HST disprezzava quand’era in vita pace all’anima, i suoi veri fan stanno ancora aspettando il suo ultimo libro inedito.
Ho deciso di scrivere una petizione su change.org per smuovere un po’ le acque: anche se non sei fan di HST, è una questione di principio. Il libro deve essere pubblicato, punto.
Perciò, fosse anche solo per farmi un regalo di natale, ti chiedo di firmare la petizione: la trovi qui. Per ora siamo a 76 firme, e il viaggio è appena cominciato.
Come ha detto il mio amico Antonio Tombolini, pioniere degli e-book in Italia, nonché firmatario della petizione:

Io questa petizione l’ho firmata. Perché adoro Hunter S. Thompson, e anche Matteo Pezzi che l’ha promossa. E perché è una storia di libri sequestrati dalla circolazione dagli eredi ingordi, come troppo spesso avviene, grazie a una ormai assurda regolamentazione del copyright che dura un’infinità: 75 anni dopo la morte dell’autore!

Grazie in anticipo a tutti quelli che mi accompagneranno in questa nobile battaglia. Il titolo del libro è The Mutineer: Rants, Ravings, and Missives from the Mountaintop 1977-2005.
Ah, la firma può essere anche anonima…
E ora, via alle letture.


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Tutte le letture del mese.

I miei libri preferiti.


The Godfather
Mario Puzo
1972

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I don’t trust society to protect us, I have no intention of placing my fate in the hands of men whose only qualification is that they managed to con a bloc of people to vote for them.

This despite the fact that these gentlemen had accompanied their offer with a silky threat. But even then Vito Corleone was so mature a man that he did not take insult at a threat or become angry and refuse a profitable offer because of it. He evaluated the threat, found it lacking in conviction, and lowered his opinion of his new partners because they had been so stupid to use threats where none were needed. This was useful information to be pondered at its proper time.

“Sure, Tom,” Johnny said. “And don’t worry about me losing a night. Stay over and relax a bit. I’ll throw a party and you can meet some movie people.” He always made that offer, he didn’t want the folks from his old neighborhood to think he was ashamed of them.

Yeah,” he said. “Christmas Eve and Christmas.” He didn’t mention New Year’s Eve. That would be one of the wild nights he needed every once in a while, to get drunk with his friends, and he didn’t want a wife along then. He didn’t feel guilty about it.

Il padrino è uno dei miei film preferiti, assieme ad Amici miei e qualche altro. Credo quattro/cinque anni fa avevo letto il romanzo di Puzo in italiano: ho deciso di leggere la versione originale, e sono sempre più convinto che sia un romanzo fantastico. E, nonostante il tema, c’è anche qualcosa da imparare. Ho anche rivisto il film… wow.


Snowblind
Robert Sabbagg
1976

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(…) and wrote off the robbery and its aftermath as an education, inexpensive at twice the price, a naive man’s look at the realities of his business, a breath of smoke from the back room. Welcome to the real world, Mr Prep School — the sink.

A man with something to hide also learns to forget. He forget names, dates and numbers. And really forgets them. He becomes skilled at autogenic amnesia. If he forgets enough, he will beat a lie-detector and a perjury conviction. It is just another part of staying alive.
And there is more. A man on the run develops an intuitive sense, the dubious merit of which separates him from the rest of us — he can always spot someone else on the run.
“I can look around a plane and tell who’s doing something. It’s a feeling you get. You can sense it.”

That confusion is a legacy of misinformed science of the last century, which has burdened us with a troublesome white powder and deprived us of the benefits of a useful green medicine.

And as any smuggler will tell you: There is only pure, there is nothing else; if you are not buying pure, you are not buying cocaine.

The greataest champion the book ever had, though, a man to whom it owes much of its early success and to whom its author will forever be in debt, is a man in the American literary mainstream, the late Hunter S. Thompson, as fine a writer as the country has ever produced, who came out of nowhere, a total stranger, to give Snowblind all the respectability any book ever needed.

È uno dei libri più consigliati da Hunter S. Thompson (“A flat-out ballbuster”), ed è la storia (vera, coi nomi cambiati), di un trafficante di cocaina negli anni ’70. Da come ha iniziato a come ha finito (cioè in galera) a come ha ricominciato (fuori dalla galera, e fuori dalla coca).
È scritto benissimo, e quando è uscito è diventato subito un classicone in due categorie che tradizionalmente non leggono molto: la polizia, e i trafficanti. Al giorno d’oggi le informazioni “pratiche” su come muovere la coca forse non sono le più aggiornate, ma all’epoca sicuramente non c’era di meglio.
È fuori stampa e non esiste in ebook: io l’ho pagato 3€ spedizione compresa su ebay, un affare.
Prende più di un romanzo, e in più sai che quello che c’è scritto dentro è tutto vero.
Inoltre al giorno d’oggi credo che tutti conosciamo almeno una persona che sniffa cocaina: fategli leggere questo libro, così capirà che è meglio o smettere o sniffare solo coca pura. Se la trova.


Triggers: Creating Behavior That Lasts–Becoming the Person You Want to Be
Marshall Goldsmith
2015

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Getting better is its own reward. If we do that, we can never feel cheated

We refuse to adapt our behavior to new situations because “it isn’t me.”

For years I’ve followed a nightly follow-up routine that I call Daily Questions, in which I have someone call me wherever I am in the world and listen while I answer a specific set of questions that I have written for myself. Every day.

Daily Questions remind us that:
• Change doesn’t happen overnight.
• Success is the sum of small efforts repeated day in and day out.
• If we make the effort, we will get better. If we don’t, we won’t.

From childhood we are brought up to believe that life is supposed to be fair.

Imposing structure on parts of our day is how we seize control of our otherwise unruly environment.

Quando Mauro Sandrini mi consiglia un libro prima o poi lo leggo. Di solito poi, ma questa volta l’ho letto “prima”, perché quando mi ha mandato il suggerimento avevo appena chiuso The power of habit, e Triggers sembrava proprio la lettura perfetta da abbinare.
Lo è stata.
Mentre The power of habit si concentra più su cosa succede nella nostra testa quando proviamo a cambiare abitudini, Triggers è incentrato sul rapporto tra noi e il contesto che ci circonda.
La soluzione breve (tanto non è un romanzo), è darsi delle strutture (ma va, direte voi: lo dicevo anch’io). I dettagli li trovate nel libro, e sono un po’ meno da “ma va”.
Una cosa che mi ha colpito, ma che a conti fatti è stata la più inutile perché la facevo già, è l’utilizzo di quelle che l’autore chiama Daily Action, ovvero delle domande da farsi tutti i giorni a fine giornata per monitorare l’andamento delle variabili che ci interessano.
Facciamo un esempio: se voglio smettere di bere caffè, e penso “ma sì dai ho calato parecchio sono sulla buona strada”, grazie alle Daily Action potrei in realtà scoprire che negli ultimi due mesi sono stato effettivamente solo due giorni senza bere caffè, ma non me n’ero mai accorto perché le cose finché non si mettono per iscritto è difficile valutarle.
Dicevo che questa cosa la faccio anch’io, ma in maniera probabilmente più rapida di Goldsmith: grazie all’app Way of life, che ho scoperto da Derek Sivers sul podcast di Tim Ferriss.
I 4,99$ meglio spesi della mia vita forse. La consiglio a tutti, non prende più di 30 secondi a giornata, e fa capire un sacco di cose. Fino a poco fa esisteva solo per iPhone, adesso anche per Android.
PS: a proposito di Mauro Sandrini. Ha finalmente ricominciato a mandare le sue newsletter… Iscrivetevi.


Brief Interviews with Hideous Men
David Foster Wallace
1999

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Am—was I the only one? That an infant’s face is not in any way recognizable, not a human face—it’s true—then why do all clasp their hands and call it beauty? Why not simply admit to an ugliness that may well be outgrown? 

DFW è un pazzo, chi lo legge pure. Come me. Ma non può farne a meno.


The 4-Hour Chef: The Simple Path to Cooking Like a Pro, Learning Anything, and Living the Good Life
Tim Ferriss
2012

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Career specialists can’t externalize what they’ve internalized. Second nature is hard to teach.

“Who are the most impressive lesser-known teachers?
First, what are the biggest mistakes novices make when shooting or practicing shooting? What are the biggest misuses of time?
Even at the pro level, what mistakes are most common?

There was clearly explicit expertise (what they told me to do) and implicit expertise (what they did under pressure that they weren’t aware of or couldn’t verbalize).

And keep in mind that, even if you feel like you’ve failed, you can win. Google cofounder Larry Page once said, “Even if you fail at your ambitious thing, it’s very hard to fail completely. That’s the thing that people don’t get.”

BECOME A STAGIERE
(…)
Imagine a combination of indentured servitude and frat-house haze week. Be prepared to work for free. Consider it a rare bonus if you get paid anything at all.
Remember: they’re doing you a favor, since you’re more of a liability than a help at this point.

As Michael Pollan would say: how you vote three times a day (with the meals you eat) will determine the outcome.

I was totally allergic to owning plants until I found nearly bulletproof “woody” herbs that are multipurpose (food and tea). For your maiden plant voyage, if only to add some temporary green to your house, buy a potted rosemary or thyme plant. It’s convenient and, if you’re single, oddly soothing to care for something besides yourself.

Tim Ferriss è uno dei miei idoli, e incontrarlo nel luglio scorso è stata una delle cose più belle che mi sono successe a Parigi.
Siccome è da poco uscito Tools of Titans, il suo ultimo libro che non vedevo l’ora di leggere, e ho la regola quasi ferrea di leggere i libri in ordine cronologico (per autore), ho “dovuto” leggere questo prima, perché ancora non l’avevo fatto.
È un manuale sull’apprendimento, travestito da manuale di cucina.
È lungo ma un sacco di ricette si possono saltare a pié pari, e basta leggere le parti interessanti, che sono tante.
C’è anche una sezione dedicata a chi vuole sopravvivere in condizioni estreme, costruire capanne nei boschi, eccetera… Più una dedicata alla caccia, alle pistole, eccetera. Ce n’è per tutti.
C’è anche un trucchetto interessante che potrebbe essere utile per chi è obbligato a imbarcare in aereo materiale costoso: dichiarare un’arma (una semplice pistola da starter è sufficiente), in modo da saltare tutte le file e soprattutto avere il bagaglio super controllato e tracciato (nessuna compagnia aerea vuole essere responsabile dello smarrimento di una valigia con una pistola dentro, specie di questi tempi).
Il classico libro che se letto parola per parola ti sfinisce, ma che è molto piacevole e utile se letto pensando “questa magari la salto”.


Tools of Titans: The Tactics, Routines, and Habits of Billionaires, Icons, and World-Class Performers
Tim Ferriss
2016

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But it is not true that I am self-made. Like everyone, to get to where I am, I stood on the shoulders of giants. (…) We all need fuel. Without the assistance, advice, and inspiration of others, the gears of our mind grind to a halt, and we’re stuck with nowhere to go.

“Two Is One and One Is None.”
This is a common expression among SEALs. Jocko explains: “It just means, ‘Have a backup.’”

“If you want to be tougher mentally, it is simple: Be tougher. Don’t meditate on it.” These words of Jocko’s helped one listener—a drug addict—get sober after many failed attempts. The simple logic struck a chord: “Being tougher” was, more than anything, a decision to be tougher. It’s possible to immediately “be tougher,” starting with your next decision.

Thirty minutes of stream-of-consciousness journaling could change your life.

Even if you consider yourself a terrible writer, writing can be viewed as a tool. There are huge benefits to writing, even if no one—yourself included—ever reads what you write. In other words, the process matters more than the product.

Edit for You, Your Fans, Then Your Haters
(…)
Neil elaborates on the last: “I always use Eminem as an example. You can’t really criticize Eminem, because [in his songs] he impersonates the critics and then answers them. . . . There’s nothing that people have said about him that [isn’t] already answered or accomplished in some self-aware way. So, I really want to answer the critics—their questions, their critiques—in a way that is still fun and entertaining. [That’s] the idea of ‘hater-proofing’ it.”

Dealing with the temporary frustration of not making progress is an integral part of the path towards excellence. In fact, it is essential and something that every single elite athlete has had to learn to deal with. If the pursuit of excellence was easy, everyone would do it. In fact, this impatience in dealing with frustration is the primary reason that most people fail to achieve their goals. Unreasonable expectations timewise, resulting in unnecessary frustration, due to perceived feeling of failure. Achieving the extraordinary is not a linear process.
The secret is to show up, do the work, and go home.
A blue collar work ethic married to indomitable will. It is literally that simple. Nothing interferes. Nothing can sway you from your purpose. Once the decision is made, simply refuse to budge. Refuse to compromise.
And accept that quality long-term results require quality long-term focus. No emotion. No drama. No beating yourself up over small bumps in the road. Learn to enjoy and appreciate the process. This is especially important because you are going to spend far more time on the actual journey than with those all too brief moments of triumph at the end.

Even today, I still benefit from that because I don’t merge and bring things together and see everything as one big problem. I take them one challenge at a time.

But if you want something extraordinary, you have two paths: 1) Become the best at one specific thing. 2) Become very good (top 25%) at two or more things.
The first strategy is difficult to the point of near impossibility.
(…)
The second strategy is fairly easy. Everyone has at least a few areas in which they could be in the top 25% with some effort.

Don’t Try and Find Time. Schedule Time.

When you are just starting out, we can be sure of a few fundamental realities: 1) You’re not nearly as good or as important as you think you are; 2) you have an attitude that needs to be readjusted; 3) most of what you think you know or most of what you learned in books or in school is out of date or wrong.
There’s one fabulous way to work all of that out of your system: Attach yourself to people and organizations who are already successful, subsume your identity into theirs, and move both forward simultaneously. It’s certainly more glamorous to pursue your own glory—though hardly as effective.

Tools of Titans distilla le “lezioni” dei protagonisti del podcast di Tim Ferriss.
È il classico caso di totale che è più della somma delle singole parti… Per quanto il podcast sia bello, prende un sacco di tempo. Ci sono un sacco di puntate, tutte belle, tutte lunghe. E in ogni caso preferisco leggere che ascoltare, perciò questo libro è fantastico.
Bisogna studiarlo, non leggerlo, altrimenti non rimane niente: ma ne vale la pena.
C’è un sacco di “roba buona”, quasi troppa, e paradossalmente gli ospiti da cui mi sento più distante (tipo Jocko Williams, un ex militare), sono quelli da cui c’è più da imparare.
Ci sono comunque alcune puntate del podcast (qui tutte le puntate) che consiglio di ascoltare assolutamente: le due con Jamie Foxx, quella appunto con Jocko Williams, quelle con Derek Sivers.
Voto 10.


ALTRO (ARTICOLI, ECC)

Behind the Lens: 2016 Year in Photographs

Qualsiasi cosa si pensi di Obama, l’unica certezza è che Pete Souza, il suo fotografo personale, è un fenomeno.
Qui le sue foto preferite/più simboliche dell’ultimo anno.


Il Ranch di Rossi, il massimo per un motociclista

Qualsiasi cosa si pensi di Valentino Rossi — e io ne penso molto molto bene — non si può negare la passione infinita in quello che fa. Mentre altri pescano, lui guida. Nel tempo libero. Soprattutto nel tempo libero. Maestro.


Ognuno ha i suoi difetti, uno dei miei è essere fan incorreggibile di Balotelli. Abitando a Parigi, sono riuscito finalmente a vederlo dal vivo in PSG-Nizza.
Qualche foto.

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TOP 3 DEL 2016 (SECONDO ME)

Come ogni anno, i mie 3 libri preferiti tra le decine che ho letto.

  • Antifragile, di Nassim Nicholas Taleb
    Se devi leggere un solo libro nella vita, è questo. Il libro più teorico e allo stesso tempo più pratico della storia. Una scuola di vita.
  • The Fear and Loathing Letters, Vol. 1: The Proud Highway: The Saga of a Desperate Southern Gentleman 1955–1967, di Hunter S. Thompson
    Scelgo questo ma uno qualsiasi dei suoi andrebbe bene: erano anni che non mi “innamoravo” così tanto di uno scrittore, tanto da leggerne compulsivamente tutta la bibliografia in pochi mesi. HST è un maestro. Leggiamolo. Diventiamo suoi allievi.
  • The omnivore’s dilemma, di Michael Pollan
    Perché ha contribuito in maniera determinante a cambiare la mia alimentazione e, di conseguenza, la mia vita. A dispetto del titolo fuorviante, non è un libro per farti diventare vegetariano (io non lo sono; l’autore nemmeno).

Questo è quanto, ma aggiungo una menzione d’onore per  This is your brain on music di Daniel J. Levitin, che ha messo nero su bianco e giustificato la mia dipendenza fisica per la musica. Quando torno a casa alle 3 di notte stanco morto e ho bisogno di ascoltare un’oretta di musica che mi gasa, beh, ora mi sento meno solo.

Buon anno a tutti!


Matteo Pezzi

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