But when deep beauty is encoutered, it arouses deep emotions… Because it creates a desire.
Because it is, by nature, unattainable.
We’re taught to think that… function… is all that matters.
But we have a natural longing for this other thing.
[…]
This thing, gentlemen.
What price would we pay?… What behaviour would we forgive?
If they weren’t pretty, if they weren’t temperemental, if they weren’t beyond our reach and… a little out of our control…
Would we love them like we do?
[Mad Men, ep. 05-11, “The other woman”]

Ah, il gusto delle cose senza compromessi. Clac.

È il suono che fa l’85 1.2 quando lo innesti sul corpo macchina. Clac Devi stare attento a non rovinare il vetro, che è a fil d’innesto, ma il fatto di dover prestare attenzione ogni volta ti fa pensare alla meraviglia di ottica che stai montando. Clac.

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Non so che senso abbia nel 2016 fare una recensione di un obiettivo uscito nel 2006 (possiamo dire che è per il decennale, va beh), ma alla fine chissenefrega.

Io l’85 1.2 ce l’ho da novembre 2014, e non ho mai sopportato i recensori che parlano dei prodotti dopo averli usati un paio di giorni. Senza comprarli. Facile parlare di qualcosa se non ci hai messo te i soldi, e sapendo che nella peggiore delle ipotesi dopo 48 ore non la userai più. Nossignore. Credo che per parlare di qualcosa sia necessario come minimo usarla, possederla, e magari anche capirla.

Il Canon 85 1.2 è unico. Non ci sono altri costruttori che fanno un 85mm, diaframma f/1.2, con autofocus.
Punto a capo e fine dei discorsi.

È pieno di 85mm f/1.4 sul mercato, ed è pieno di gente che “cosa vuoi che cambi tra 1.2 e 1.4”, che “mezzo diaframma non vale tutti quei soldi in più”, eccetera.
Non capiscono. O magari capiscono, ma fanno finta di no.

D’altra parte, qualcosa bisogna concederglielo: l’85 1.2 costa di listino un paio di migliaia di euro, pesa 1kg, ha l’autofocus lento.
Ma non importa…

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Questi sono i compromessi che chi vuole il massimo deve accettare: costo (fisiologico), peso (fisiologico), velocità autofocus (fisiologica, finché nessuno dimostra il contrario tirando fuori qualcosa di meglio).
Chissenefrega.
Sul serio.

Se vuoi ovviare a questi tre drammi universali, Canon ha la soluzione: l’85mm f/1.8 (che ho avuto) pesa poco, costa poco, ha l’autofocus più veloce.
Ma non è paragonabile.
Sono due cose diverse.
È come dire che una Panda è più comoda da parcheggiare di una Ferrari, e magari ha anche il bagagliaio più spazioso. Uh. Mo’ me lo segno.

Tolte di mezzo le ovvietà, parliamo di cose serie.
Montare l’85 1.2 — CLAC — ti mette già in un certo stato mentale.
Per me non è mai diventato un obiettivo da tutti i giorni (per quello c’è la Fuji x100t, col convertitore 28mm), e credo non lo sarà mai. Non è un dramma. Anche se ogni tanto mi piace portarlo (solo lui) in situazioni in cui teoricamente non ha senso: in strada, in montagna, cose così. Ci si diverte sempre.

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Il gusto di un oggetto senza compromessi… La lente enorme che ti guarda… La luce.

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Ti renderà un migliore fotografo? No. Ti farà fare fotografie migliori? Ni, boh, forse. Ogni tanto, dai.
Ma non è questo il punto.
Nessuno compra una Ferrari per diventare un pilota migliore. La compri perché la vuoi.
Ok, gli oggetti non danno la felicità, ma questa è solo una recensione, non un trattato di filosofia, perciò affermo senza timore di smentita che:
a) Non sono diventato un Uomo Felice e Sereno da quando ho Cucciolo (l’ho battezzato così… ridete ridete, ma quando ne avrete uno in mano e non potrete fare a meno di coccolarlo, guardarlo, e sognare ad occhi aperti forse mi capirete… Forse)
b) Però sono contento di averlo, e non tornerei indietro. In psicologia si chiama avversione alle perdite: ormai ce l’ho, so cosa vuol dire, non toglietemelo.

Ma stiamo divagando.

Due cose su cui non ha senso risparmiare sono i libri e gli obiettivi, anche quelli metaforici .
Se hai un corpo Canon reflex (meglio full frame), o uno a caso dei mille corpi mirrorless che ospitano lenti EF (non ci sto più dietro)… beh… Niente di meglio del Canon 85m f/1.2.
Da solo è un ottimo motivo per rimanere in orbita Canon, dato che ad oggi nessun altro produce niente di simile.

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Ce ne sono due versioni, la I (uscita nel 1989) e la II (2006): io ho la seconda, che dovrebbe avere un’autofocus più veloce e qualche miglioria ottica. Non ho mai provato la prima quindi non ho idea se effettivamente all’atto pratico ci possano essere differenze… Ma mi piacerebbe averne un esemplare solo così, tanto per avere qualcosa di mitico.

Il lato positivo di questo 85 è che è talmente oltre la concorrenza che non ti fa cercare sostituti. Tutti i fotografi (tranne i più puri, ma io mi chiamo fuori), sono sempre alla ricerca di qualcosa di meglio… Ma non i possessori di Canon EF 85mm f/1.2 L USM II… Semplicemente perché non c’è niente di meglio…

Un altro lato positivo è che non hai scuse.
Un pensiero comune a tanti fotografi è “se solo avessi l’obiettivo X sì che potrei fare delle belle foto”… Con l’85 1.2 non puoi più pensarlo.
Cosa vuoi di più?
Esci, fai foto, e non rompere.

Il rischio più concreto è quello di fare foto tutte uguali a f/1.2 con sfondo sempre sfuocatissimo ma… Sorpresa! Il diaframma si può anche chiudere.
Certo che se sei un paesaggista e non apri mai a più di f/8 non ha senso questo obiettivo.

Che, non l’avevo ancora detto, è bellissimo.
È un’estetica senza tempo, di 27 anni fa, che sembrerà nuova e magnifica anche nel 2147.
Raramente mi è capitato di scattare con questo obiettivo e non ricevere sguardi ammirati, quasi timorosi: l’enorme lente cattura tutti, così come le dimensioni un po’ sproporzionate che dall’innesto si gonfiano subito fino a sfiorare il mirino e si troncano nette dopo una decina di centimetri… Niente di meglio…

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Già a tenerlo in mano si capisce che non è un obiettivo come gli altri.
Intanto, girando la ghiera della messa a fuoco non succede assolutamente nulla.
Se la fotocamera non è accesa, la messa a fuoco manuale non funziona, perché il meccanismo è elettronico e non meccanico, per facilitare lo spostamento di tutto il vetro che c’è dentro (quest’obiettivo è denso).
Siccome la lente anteriore si muove avanti e indietro (ma non ruota, quindi nessun problema coi filtri), se prima di riporlo in borsa si vuole ridurne al massimo le dimensioni bisogna settarlo su infinito finché la macchina è accesa.
La messa a fuoco è affidata al motore a ultrasuoni USM e permette di focheggiare in manuale anche con l’obiettivo settato in autofocus (cosa fondamentale date le profondità di campo in gioco a f/1.2), ma… C’è un ma.
Io utilizzo l’autofocus scollegato dal pulsante di scatto: metto a fuoco col tasto AF-ON sul dorso, e il pulsante di scatto lo uso solo per bloccare l’esposizione a metà corsa se sono a priorità di diaframmi o tempi (cioè quasi mai, scatto quasi sempre in manuale).
Per quelli (quasi tutti in verità) che mettono a fuoco col pulsante di scatto, c’è un piccolo particolare a cui fare attenzione: in modalità AF non si riesce a mettere a fuoco in manuale se non premendo a metà il pulsante di scatto.
Niente di che, ma online ho letto di gente che diceva che era impossibile focheggiare manualmente in modalità AF, perciò meglio specificare va là.

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Come detto nell’intro, la lente posteriore è pari pari all’innesto: meravigliosa, ma non ho mai fatto montare l’obiettivo a nessun altro perché mi fido a malapena di me stesso.
Se qualcuno dei miei amici lo vuole provare, glielo monto io.
Spero di non scoprirlo mai, ma probabilmente si riga come niente, e bisogna prestare veramente attenzione.

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Le dimensioni non sono affatto così tragiche come si dice. È lungo, anzi corto, poco più del Samyang 85mm, più corto dei vari 24-70, 24-105, eccetera.
Pesa 1kg: non poco, ma nemmeno tantissimo.
È abbastanza corto da portarlo in borse più piccole di quelle che servirebbero per obiettivi più leggeri ma più lunghi.
Chiaro che se lo confronti con un 35 f/2.8 sembra un macigno, ma è un 85mm f/1.2, cazzo.
Per ragioni ottiche non può essere più piccolo di così, e confrontarlo con obiettivi che hanno a monte caratteristiche evidentemente diverse è come lamentarsi che un camion pesa più di una Punto.
Non so perché sto perdendo tempo a sottolineare ovvietà, ma bisogna che qualcuno le dica, visto quello che si sente in giro.
Inoltre, più che il peso conta come è bilanciato: è compatto, e crea molti meno problemi, per restare tra gli obiettivi che possiedo, degli 850 grammi del Sigma 24-105, che per me è davvero scomodo da portare in giro.

Monta filtri da 72mm, così come l’altro tele Canon che possiedo (l’EF 200mm f/2.8 USM II, sconosciuto ai più e ingiustamente snobbato in favore dei classici 70-200… Io preferisco la coppia 85+200).

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Il feticismo de “Io ce l’ho più luminoso” esiste (perché negarlo?): oltre f/1.2 nel mondo reflex c’è solo il Canon 50mm f/1.0, che però ha molti più difetti, non è più in produzione, costa il triplo dell’85, con cui comunque condivide il corpo…
Le apparenze sono salve: se non proprio l’obiettivo da record, è la versione vendibile dell’obiettivo da record. Un 50 1.0 costa troppo e ha poco senso, un 85 1.2 è il fratello sensato, quello che ce l’ha fatta.

Ma alla fine le cose sensate ci interessano il giusto: se fossimo intelligenti useremmo un corpo digitale qualsiasi che arrivi a iso 800, un obiettivo zoom kit, due speedlight, due ombrelli e due stativi: dopo aver appreso le basi dell’illuminazione artificiale leggera, ne sapremmo più della maggior parte degli amici al bar…

Ah… Ma nulla vieta di fare quanto scritto sopra e anche il contrario, cioè avere uno degli obiettivi meno sensati del mondo, il Canon 85mm 1.2.

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In dotazione c’è una sacca morbida (non imbottita) e il paraluce, gigante: mai usato se non in studio con grossi flash vicini alla fotocamera, il flare di Cucciolo in luce naturale è magnifico, come vedremo dopo, e a usare il paraluce mi sembra di fargli un torto.

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Andiamo sul pratico: la prima cosa da imparare è come impugnare questo 85.
C’è chi dice che sia sbilanciato, scomodo, grande: dipende.
A mio parere la sua forma strana è perfetta, e dubito sia casuale: gli incavi ai lati e la zigrinatura subito dopo sono un punto di riferimento sicuro per le dita, la ghiera di messa a fuoco è alla distanza giusta, e se lo si tiene in equilibrio col medio della mano sinistra è molto meno stancante di altri obiettivi, tipo il mio Sigma 24-105 che, per quanto funzioni bene, ha un’ergonomia che non mi piace per nulla.
Ecco un paio di foto per mostrare come impugno l’85: mi viene naturale arricciare il mignolo destro in asse col pulsante di scatto, e credo che aiuti molto l’equilibrio del tutto.
Ovviamente questa posizione vale per chi ha mani di dimensioni medie come le mie.

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(grazie a Roberto per le foto)

Notare che per mettere a fuoco basta il dito indice: la ghiera comandata elettronicamente è un sogno, morbidissima.
La sensazione che si ha passando da un obiettivo normale a questo qui è più o meno quella che si ha scendendo da una Panda senza servosterzo e salendo su una macchina nuova: difficile tornare indietro.
A proposito di messa a fuoco, ci sono un paio di cose da dire.
Siccome a f/1.2 la profondità di campo è praticamente zero, è fondamentale che fotocamera e obiettivo siano calibrati: ho dovuto impostare la mia 6d a +15 (il fondoscala è a 20), e dopo quasi due anni la regolazione è ancora valida.
Seconda cosa, usando il vetrino di messa a fuoco originale (Eg-e su 5d Mk II, Eg-e II su 6d) la messa a fuoco manuale è IMPOSSIBILE con diaframmi più aperti di f/2.8 (per averne la prova basta chiudere tipo a f/5.6, tenere premuto il pulsante di anteprima profondità di campo, e aprire man mano il diaframma — non si vede nessuna differenza né di luminosità nel mirino né di pdc da f/2.8 in poi): dovete sostituirlo col Canon Eg-s (o Ee-s su 5d old). Si può fare su 5d Mark II e su 6d, ma non su 5d Mark III: non so quale pdc garantisca il vetrino non sostituibile della III, non avendola mai provata.
Sul web è pieno di gente che dice che la messa a fuoco manuale è impossibile: non è vero. Cioè, è vero col vetro di messa a fuoco originale.

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Altra cosa: per garantire la precisione necessaria a f/1.2, la corsa della ghiera è lunghissima, circa 270°. Con l’impugnatura suggerita qualche riga fa, è fisicamente impossibile sfruttarla tutta.
Io tengo sempre la macchina in AF, uso il pulsante AF-ON per avvicinarmi alla distanza di fuoco che mi serve, e poi la aggiusto con l’indice quando sono nel range che mi serve.
Nel 99% delle foto correggo il fuoco a mano, perché col vetro eg-s intanto non è così impossibile come si dice, e soprattutto perché a meno che non voglia mettere a fuoco esattamente a centro immagine è sempre necessario qualche aggiustamento.
A f/1.2 non si può focheggiare al centro e ricomporre: la profondità di campo è talmente ridicola che anche girando la fotocamera di pochi gradi si esce dal piano di fuoco.
I punti laterali della 6d sono troppo lenti (e non sono nemmeno così laterali): uso solo il centrale e aggiusto a mano.
Probabilmente chi ha una 1d o una 5dmkIII può usare anche i tanti punti disponibili oltre al centrale.
Comunque, se la fotocamera è calibrata bene, la messa a fuoco sul punto centrale è super precisa anche a f/1.2.

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L’autofocus è oggettivamente non veloce: alcuni dicono che sia “riflessivo”, “adatto al ritratto pensato”, e altre menate. No no, è proprio lento.
Ma, finché nessuno viene fuori con un obiettivo equivalente munito di autofocus veloce, mi viene da pensare che più di così sia difficile fare.
Avendo una corsa così lunga è lento se si deve focheggiare tra due piani lontani: se si è già “in zona”, la velocità aumenta parecchio.
Ma a f/1.2 e con fuoco decentrato, la differenza vera la fa la velocità nel correggere il fuoco manualmente, unica strategia possibile per essere precisi.
Ci vuole allenamento, e consiglio di portarlo ogni tanto a fare una passeggiata a caso giusto così, per non perdere il ritmo. Non è per tutti, e ti punisce se lo trascuri.

L’unica vera scocciatura dell’abbinamento 6d-Cucciolo, è la velocità massima dell’otturatore limitata a 1/4000: anche a iso 50, in pieno sole a f/1.2 si è sovraesposti.
Con la 5d, che arriva a 1/8000, si ha uno stop in più. Niente di drammatico comunque. Se proprio si vuole scattare a 1.2 in pieno sole, al massimo si sottoespone in post.

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Prima di passare all’estetica che garantisce quest’obiettivo, due righe sulla competizione:

  • Canon 85mm f/1.8: il mio primo 85. Non ha difetti, af veloce, super nitido a tutti i diaframmi, piccolo, leggero, economico. Non ha neanche i pregi strabordanti del fratellone, ma non tutti li cercano
  • Samyang 85mm f/1.4: l’ho avuto (qui la mia recensione). Rapporto qualità-prezzo insuperabile, solo manual focus, ma obiettivo meraviglioso
  • Fuji 56mm f/1.2: bellissimo, ma non è la stessa cosa. È una lente aps-c e c’è uno stop di differenza a livello di profondità di campo (il Fuji a 1.2 è pari al Canon a 1.8). In inquadrature strette, quelle usate da chi vuole convincervi che i due obiettivi abbiano una resa quasi equivalente, la differenza si nota poco, ma facendo un passo indietro la faccenda inizia a cambiare e, e dalla piena figura in poi il Canon mette la freccia.
  • Zeiss Otus 85mm f/1.4: mai provato, mai visto di persona, ma è più grande, molto più costoso, sicuramente più perfetto e freddo otticamente, sicuramente con meno “cuore” (e solo manual focus). Non farei cambio nemmeno se me lo offrissero senza esborso di denaro. Anzi sì: lo prenderei e lo rivenderei subito, per ricomprarmi un altro 85 1.2 e usare i restanti 2000€ per il 50 1.0 (Come? Ho detto qualche paragrafo fa che era inutile, eccetera eccetera? Sapete, la volpe e l’uva…)
  • [edit 17/8/2016, grazie a Filippo Bonazzi che mi ha ricordato questo obiettivo nei commenti] Mitakon 85mm f/1.2: recente obiettivo cinese da 1kg, 800€, solo manual focus. Otticamente ottimo, non so se ci si possa fidare dell’assistenza, e se sia affidabile in generale

Sbrigata la formalità della concorrenza (che non è vera concorrenza ma una serie di palliativi più o meno di lusso, perché se vuoi il Canon 85mm f/1.2 non ci sono alternative, c’è solo lui), torniamo a Cucciolo.

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Il suo regno è ovviamente il ritratto. Per alcuni è l’ottica da ritratto definitiva, ma per fare queste affermazioni bisogna intendere il ritratto solo in un certo modo, e solo gli stupidi lo fanno. Ci sono molti tipo di ritratto, e per alcuni serve un 28, per altri un 400, per altri ancora un 24-105.
L’85 1.2, diciamocelo, non serve a niente, se intendiamo “serve” nel senso strettamente letterale della parola… Ma siamo fotografi, una delle categorie più utili tra le categorie degli inutili… E proprio per questo possiamo prenderci il lusso di non giustificare quello che facciamo… Se un dentista usa un cacciavite a stella per curarmi la carie gli faccio causa… Se un fotografo si auto-convince che ci voglia (anzi, che gli serva) un 85 1.2 al posto di un 24-70 o di un 85 1.8 o di un 70-200… Chi siamo noi per dirgli qualcosa?

Viviamo in tempi strani, in cui si viene criticati quando si investono per un obiettivo cifre che nell’arco di una vita sono trascurabili, ma nessuno ha niente da dire a chi spende dieci/venti volte tanto per la mediocrità di un’utilitaria da cambiare dopo pochi anni, o per una festa di matrimonio…
Ad ogni modo io abito a Parigi e vado in metro, perciò non mi pongo il problema.
Ma stiamo divagando, di nuovo.
Torniamo sul pratico.

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Quasi tutti gli obiettivi superluminosi, a livello di qualità d’immagine, hanno compromessi: nitidezza solo al centro, nitidezza solo a certe distanze, prestazioni non eccelse a diaframmi normali, scarso contrasto a diaframma aperto, e altre banalità… Questo 85 fa razza a sé, perché unisce una resa unica a caratteristiche normali: cioè, a caratteristiche normali di eccellenza.
A tutta apertura e dintorni nessun altra lente fa quello che riesce in scioltezza a Cucciolo, che però a diaframmi umani si comporta da campione, con nitidezza, contrasto, plasticità, e qualsiasi cosa vi venga in mente, eccellenti.
È un obiettivo a due facce: da f/2 a f/1.2 è dove viene fuori la magia, per il resto invece è “solo” otticamente perfetto, e può essere usato per qualsiasi applicazione fotografica per cui la focale vada bene (in cui… serva).

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La cosa fantastica è che anche a f/1.2, e non solo al centro, la nitidezza è imbarazzante (vedi il crop qui sotto). Non mi è mai capitato di dover aumentare nitidezza e contrasto in post, ma ho dovuto più volte ridurla. Con certe lenti bisogna prestare attenzione, quando si fotografano esseri umani al di sopra dei 20 anni, e capita spesso… (a diaframmi aperti almeno si sfuocano molti difetti… ma non sempre basta).
In sostanza, con questo obiettivo non ci si preoccupa mai di non avere abbastanza nitidezza, al massimo il contrario: scegli il diaframma esclusivamente in base alla luce e alla profondità di campo, il concetto di diaframma ottimale per la nitidezza, a questi livelli, non esiste.

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A f/1.2 si riesce tranquillamente a isolare un soggetto ripreso a figura intera.

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Inoltre, si può sfruttare lo sfuocato anche davanti al soggetto: le possibilità sono quasi infinite, il rischio è quello di farsi prendere troppo la mano e pensare più al bokeh che al resto.

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La resa pittorica che restituisce è meravigliosa: lascio parlare le immagini. È un pennellone da un chilo, e ci piace per questo.

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Potersi spingere fino a f/1.2 ha parecchi vantaggi.
Intanto, finché non si presenta al bar l’infame col 50mm f/1.0, a f/1.2 sei il più luminoso di tutti.
E niente. Basta così.
Ah no… C’è anche che, oltre alla profondità di campo ridotta, la quantità di luce che entra è veramente esagerata, e si riesce a scattare in condizioni di “luce” impensabili.
Lo scatto qui sotto è eseguito a f/1.2, 1/100, iso 5000. Dalla foto non si direbbe, ma era buio pesto.

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Inoltre, sapere di potersi spingere fino a f/1.2 ti dà sempre la sensazione di poter ottenere immagini che altrimenti non potresti realizzare, vuoi per la mancanza di luce, vuoi per la resa unica, vuoi perché quello al bancone di fianco a te, che ha un 70-200 f/2.8 stabilizzato, ha appena ordinato un Negroni e lo sta bevendo con la cannuccia…
Come? Non c’entra niente? C’entra, c’entra…

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Montando l’enorme paraluce (ma perché farlo?), anche a f/1.2 la resistenza al flare è ottima: se invece lo si lascia nella borsa, consiglio caldamente di puntare l’obiettivo verso una fonte di luce e lasciarlo fare quello che deve fare.

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Non so spiegare come abbiano fatto gli ingegneri Canon a progettare quest’ottica, ma la transizione fuoco-fuori fuoco è dolcissima anche a diaframmi più chiusi: in questa foto in cui sono ritratto a f/4, lo sfondo scivola comunque via meravigliosamente. Col Sigma 24-105 alla stessa apertura, la resa sarebbe stata molto diversa.

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A diaframmi normali tipo f/8 si comporta bene come più o meno tutti gli obiettivi del mondo, nulla da segnalare.

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Ma che recensione sarebbe senza la lista dei difetti?
Ce la caviamo con poco, sono peccati veniali, e ovviamente glieli perdono.

A diaframmi aperti vignetta abbastanza: niente di grave, risolvibile con un clic in post, ma l’effetto è quasi sempre bello, e credo di aver tolto la vignettatura non più di dieci volte nella mia vita.

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Inoltre, sempre a tutta apertura e dintorni, è facile che ci sia aberrazione cromatica, in particolare nei controluce esagerati, se si sbaglia di poco il fuoco, e specialmente se si scatta lasciando il cervello sul comodino. Anche qui, tutto risolvibile con un paio di clic.
Ho prestato l’obiettivo al tipo che beveva il Negroni con la cannuccia e ha fatto queste foto in condizioni veramente stupide… (l’obiettivo gliel’ho montato io, di certa gente meglio non fidarsi) (clic sulle foto per scaricare il raw e giocarci un po’).

faresti veramente montare una cosa del genere a uno che beve il Negroni con la cannuccia?

faresti veramente montare una cosa del genere a uno che beve il Negroni con la cannuccia?

Queste tre foto scattate direttamente sui riflessi del sole in acqua (situazione geniale), sono rispettivamente a f/1.2, f/2.8, f/4. Per dare un’idea della luce, a f/1.2 era a 1/4000 e iso 50.

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La prossima è un’altra situazione in cui nessuna persona sana di mente userebbe questi parametri, ma d’altra parte da chi beve il Negroni con la cannuccia posso anche aspettarmi uno scatto di un muro bianco alle ore 12:53 in pieno sole, a f/1.2, iso 50, 1/4000. È storto, per ovvi motivi.

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Già finito coi difetti.
Potrei inventarmene altri, ma perché mentire?
La verità è che usare questo obiettivo è una goduria.

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Certi obiettivi funzionano bene perché mentre li usi spariscono e te li dimentichi… e alla fine può essere che ogni tanto vada bene anche così… Se sei puro, va anche meglio così…

Ma se sei puro non saresti ancora qui dopo 3796 parole, un video di Mad men, più divagazioni di quelle che sarebbe sensato mettere, svariate polemiche con sconosciuti reali e — perché no? — immaginari, una preoccupante tendenza al feticismo ottico (qualunque cosa esso sia), e il costante tentativo di convincerci che … beh… questo è quello che ci serve.

Quindi, non c’è bisogno che aggiunga altro.
Ci capiamo.

Matteo Pezzi

Archivio di tutte le foto scattate con Cucciolo, comprese quelle successive alla recensione

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