Più vado avanti più mi convinco che le manifestazioni non servano a nulla.
Anzi, servano a tirare fuori il peggio che c’è in noi.

Dopo gli attentati terroristici islamici a Bruxelles, il comune di Parigi ha proposto un “rassemblement silencieux” alle 19 davanti all’Hôtel de Ville.
Siccome ero appena rientrato dal lavoro ed ero un po’ scosso da tutto, ho preso la fotocamera e ci sono andato.

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Quando dico che le manifestazioni tirano fuori il peggio di noi, intendo ad esempio il fatto che io ci sia andato con la fotocamera: probabilmente senza non mi sarei mosso di casa.

Sono arrivato alle 19:50, non c’era tantissima gente, ma i militari col fucile spianato controllavano uno a uno le persone prima di farli passare dalle transenne: siccome c’era fila e avevo sete, sono andato in un bar a prendere una bottiglietta d’acqua.
Quando sono tornato le transenne erano state accantonate e si poteva entrare senza nessun controllo: avevo la mia borsa piccola della macchina fotografica e una sportina con del pane, ma avrei potuto avere una pistola, una bomba, qualsiasi cosa dentro, avvicinarmi a tutta la gente radunata, e aggiungere qualche altro morto alla giornata.

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Diciamo che questa cosa non mi ha messo tranquillità.

Immagino che qualcuno oggi abbia fatto soldi vendendo bandierine e sciarpe belghe, perché ce n’erano un casino e dubito che la gente le tenga in casa.

Ovviamente non poteva mancare la televisione, con reporter alla caccia di casi umani, e casi umani alla caccia di reporter.

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In queste situazioni in cui si vede la tv all’opera dal vivo, sono contento di non avere una tv.
Ma d’altra parte io ero lì a fare foto e manco mi pagavano, quindi forse sono peggio di loro.

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C’era uno col microfono in mano e la faccia esaltata che incitava la gente a dire, sguardo serissimo in camera, “Je suis Bruxelles”: parfait, merci beaucoup monsieur!

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C’era una intervistatrice che forzava i bambini a dire che era colpa degli “estremisti”, e faceva ripetere la parola — “les ex…ex…ex… les extrémistes islamistes” — davanti alla telecamera rifacendo il take finché i bambini non la dicevano bene.
Molti bambini probabilmente era la prima volta che la sentivano, e ridevano mentre la pronunciavano: alla fine loro stavano solo giocando davanti a una telecamera in buonafede, quelli che mi inquietano sono quelli in malafede dietro la telecamera.

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Dietro ai bambini c’era una signora hippie che blaterava di multinazionali, petrolio, capitalismo, eccetera. Aveva le All Star e fumava Lucky Strike, forse per parlare di capitalismo con più cognizione di causa, ma sulle All Star aveva le borchie quindi probabilmente era abbastanza alternativa anche per i centri sociali.

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Davanti alle telecamere c’era la fila, e la gente non vedeva l’ora di offrire la soluzione ai problemi del mondo, manifestare il loro sdegno, la loro compassione, e tutti i sentimenti belli e meno belli che saltano fuori in questi casi.

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C’erano anche i gessetti gratis per i bambini, e una scena carina carina da fotografare.

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Mentre ero lì un po’ angosciato dalla situazione, mi suonava in testa Io se fossi Dio live di Gaber.

Io se fossi Dio,
non sarei mica stato a risparmiare:
avrei fatto un uomo migliore.
Sì vabbe’, lo ammetto
non mi è venuto tanto bene,
ed è per questo, per predicare il giusto,
che io ogni tanto mando giù qualcuno,
ma poi alla gente piace interpretare
e fa ancora più casino!

Io se fossi Dio,
non avrei fatto gli errori di mio figlio
e sull’amore e sulla carità
mi sarei spiegato un po’ meglio!
Infatti non è mica normale che un comune mortale
per le cazzate tipo compassione e fame in India,
c’ha tanto amore di riserva che neanche se lo sogna!
Che viene da dire:
Ma dopo come fa a essere così carogna?

(…)

Io se fossi Dio,
maledirei davvero i giornalisti e specialmente… tutti.
Che certamente non son brave persone
e dove cogli, cogli sempre bene.
Compagni giornalisti, avete troppa sete
e non sapete approfittare delle libertà che avete:
avete ancora la libertà di pensare,
ma quello non lo fate
e in cambio pretendete la libertà di scrivere,
e di fotografare.

Immagini geniali e interessanti,
di presidenti solidali e di mamme piangenti.
E in questa Italia piena di sgomento
come siete coraggiosi, voi che vi buttate
senza tremare un momento!
Cannibali, necrofili, deamicisiani e astuti,
e si direbbe proprio compiaciuti!
Voi vi buttate sul disastro umano
col gusto della lacrima in primo piano!

Sì vabbe’, lo ammetto:
la scomparsa dei fogli e della stampa
sarebbe forse una follia…
ma io se fossi Dio
di fronte a tanta deficienza
non avrei certo la superstizione della democrazia!

(…)

Voi mi direte perché è così parziale
il mio personalissimo Giudizio universale:
perché non suonano le mie trombe
per gli attentati, i rapimenti, i giovani drogati
e per le bombe.
Perché non è comparsa ancora l’altra faccia della medaglia.

Io come Dio, non è che non ne ho voglia.
Io come Dio, non dico certo che siano ingiudicabili
o addirittura, come dice chi ha paura, gli innominabili!
Ma come uomo, come sono e fui,
ho parlato di noi, comuni mortali:
quegli altri non li capisco, mi spavento,
non mi sembrano uguali.
Di loro posso dire solamente
che dalle masse sono riusciti ad ottenere
lo stupido pietismo per il carabiniere.
Di loro posso dire solamente
che mi hanno tolto il gusto
di essere incazzato personalmente.
Io come uomo posso dire solo ciò che sento,
cioè solo l’immagine del grande smarrimento.

(…)

Ma io se fossi Dio,
non mi farei fregare da questo sgomento
e nei confronti dei politici
sarei severo come all’inizio,
perché a Dio i martiri
non gli hanno fatto mai cambiar giudizio.

In ogni caso io non sono Dio.

Sono solo uno che faceva le foto e, tornando a casa in metro, spaventato da qualunque persona con una valigetta o uno zainetto, si è trovato in una carrozza militarizzata: e per la prima volta in vita mia sono stato più contento di essere seduto di fianco a un militare con un mitra che di fianco a uno sconosciuto senza mitra.

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Matteo Pezzi

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