Questo mese post più corto del solito: sono stato a Parigi, a Campiano abbiamo avuto l’alluvione, e non ho letto quanto avrei voluto.

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Tutte le letture del mese.

I miei libri preferiti.


Henri Cartier-Bresson. L’esposizione
Henri Cartier-Bresson

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La composizione si basa sul caso. Io non calcolo mai. Intravedo una struttura e aspetto che accada qualcosa. Non ci sono regole. Non bisogna sforzarsi troppo di spiegare il mistero. È meglio essere disponibili, con una Leica a portata di mano.

Non c’è bisogno di spiegare niente. Basta suggerire.

La cosa che mi riusciva meglio era il ‘saggio fotografico’ su una città o una regione, quando non sta succedendo niente di particolare. In quel caso mi sento tranquillo, posso muovermi piano, senza farmi notare, fiutare l’aria e, op!, colpire.

Un bel volume di medio formato, venduto a soli 9,90€ per accompagnare la mostra di HCB tenutasi a Roma da settembre a gennaio, a cui purtroppo non sono riuscito ad andare.

Oltre a un po’ di foto del maestro (non ci si stanca mai di vederle), si trovano sette capitoli, in italiano e in inglese, che spiegano le varie fasi della sua carriera e vita. Un ripasso non fa mai male.


Getting More: How You Can Negotiate to Succeed in Work & Life
Stuart Diamond

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You will see how the conventional concepts of rationality, power, walking out and “win-win” actually don’t work very well much of the time. Instead, strategies like emotional sensitivity, relationships, clear goals, being incremental, and viewing each situation as different are much more persuasive.

Great negotiatiors are made, not born. Excellence comes from focus and practice.

Remember, you are the least important person in the negotiation. The most important person is them.

If you believe that negotiations are about the substantive issues, sadly, you will be right more than you are persuasive.

You might not like it, but this is how the real world actually works.

… threats are one of the least effective negotiation strategies.

“What if everybody did it?” you ask. Well, they don’t.

Insegna a negoziare meglio, sia in ambito privato che professionale. Il difficile arriva quando questi principi sono da mettere in pratica: non è che ce la faccia troppo bene per ora.

Si legge bene, ma è troppo prolisso: poteva essere almeno 100 pagine in meno e non mi piace mai quando un autore mi fa perdere tempo solo perché fare un libro lungo fa più figo.

C’è un capitolo su come trattare coi figli: non ne ho, ma credo che per i genitori possa essere molto interessante.


Mario Giacomelli
Mario Giacomelli

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De Sica, Rossellini, Fellini e più tardi Pier Paolo Pasolini avrebbero ben presto optato per una realtà meno ipocrita. Giacomelli ha subito compreso che l’incontro diretto poteva essere più efficace se fosse stato trattato in modo artistico.

Il suo dito è teso verso di noi, accusa e chiede: perché?

Mario Giacomelli (sito ufficiale) è stato uno dei fotografi italiani più importanti di sempre.
Tetragono alle mode, ha passato tutta la vita a fare foto nel modo a lui più congeniale, e i risultati parlano per lui.

Ancora una volta la collezione Fotonote di Contrasto permette con una decina di euro di iniziare a conoscere (o ripassare) un’autore senza svenarsi e senza dover selezionare informazioni da Google: davvero una bella iniziativa.


Blue Hotel
J.T. Conroe

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Suddenly, we had money and we could buy things. We knew how to have fun  because we remembered the alternative.

Why had the one child in Absalom, the one who had loudly renounced God, been spared? God had clearly slapped his own worshippers in the face. It was later I came to the conclusion that God could not have prevented the death of every child save one in Absalom for the very good reason that he did not exist. It was a truth I couldn’t bear, so I ran away.

He survived by keeping a low profile

Tempo fa lessi su internet una lista di letture consigliate da Hemingway, nella quale figurava Blue Hotel di J.T. Conroe. Dopo un sacco di tempo l’ho letto e, come tutti i libri in cui qualcuno scappa e/o cambia identità, mi ha preso subito.
Piccola nota: il libro sicuramente merita di stare nella lista di Hemingway, ma il fatto che in Blue Hotel sia citato Hemingway sicuramente non sarà dispiaciuto al buon vecchio Ernest…


Hopper — I classici dell’arte
(presentazione di) Elena Pontiggia

200

La composizione di Hopper procede per sintesi…

“Nel percorso di ogni artista le prime opere contengono già il germe delle opere successive. Il nucleo intorno a cui l’intelletto di un’artista costruisce il suo lavoro è sé stesso, il suo io, la sua personalità o comunque la si voglia chiamare, e questa cambia poco nell’arco della vita. L’artista rimane sempre quello che era da giovane, con qualche leggera modifica. Le mode che propongono nuove tecniche o nuovi soggetti lo riguardano poco o nulla.”

Si insiste sempre molto su senso di desolazione che producono le “figure in interni” di Hopper, senza però tenere conto di esplicite dichiarazioni dell’artista che ribadivano la sua mancanza di consapevolezza nell’esprimere ad esempio un sentimento come la solitudine.

Non sono un esperto di pittura, e in genere quando guardo dei quadri è solo per prendere ispirazione per le mie foto: Hopper però mi ha sempre affascinato a partire dalla prima volta in cui ho visto Nighthawks, il suo quadro più famoso.

Questa raccolta era in casa da mia da un sacco di tempo e faceva parte di una collezione abbinata al Corriere della sera (non so perché l’ho scritto con la maiuscola, va beh).

Bonus per fotografi: Beers with: David Hopper un post di David Hobby (aka Strobist, il miglior sito per l’illuminazione con flash in fotografia) che chiacchiera virtualmente davanti a una birra con Hopper e analizza l’illuminazione di Nighthawks.


Matteo

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