Letture del mese #3 – Dicembre 2014.

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Tutte le letture del mese.

I miei libri preferiti.


Confessions of an Advertising Man
David Ogilvy

9781904915379-1

When Fortune published an article about me and titled it: “Is David Ogilvy a genius?”, I asked my lawyer to sue the editor for the question mark.

My position is the opposite. I want to buy almost everything I see advertised.

I am almost incapable of logical thought, but I have developed techniques for keeping open the telephone line to my unconscious, in case that disorderly repository has anything to tell me.. I hear a great deal of music. I am on friendly terms with John Barleycorn. I take long hot baths. I garden. I go into retreat among the Amish. I watch birds. I go for long walks in the country. And I take frequent vacations, so that my brain can lie fallow — no golf, no cocktail parties, no tennis, no bridge, no concentration; only a bicycle.

The most important word in the vocabulary of advertising is TEST. If you pretest your product with consumers, and pretest your advertising, you will do well in the marketplace.

Says Charlie Mortimer, the head of General Foods and that company’s former advertising manager, “The surest way to overspend in advertising is not to spend enough to do a job properly. It’s like buying a ticket three-quarters of the way to Europe; you have spent some money, but you do not arrive.

Reader, beware of eccentricity when you advertise to people who are not eccentric.

Nowadays it is the fashion to pretend that no single individual is ever responsible for a succesfu advertising campaing. This emphasis on “team-work” is bunkum — a conspiracy f the mediocre majority. No advertisement, no commercial and no image can be created by a committee.

The use of advertising to sell stasetsmen is the ultimate vulgarity.

I am less offended by obscenity than by tasteless typography, banal photographs, clumsy copy, and cheap jingles.

Assieme a Scientific Advertising di Claude Hopkins, questo libro è uno dei testi sacri della pubblicità.

È del 1963, ma non è obsoleto perché come tutti i libri migliori parla di principi, non di tecniche. Le tecniche, specialmente di questi tempi, muoiono in fretta; i principi resistono.

David Ogilvy è una figura storica nel mondo della pubblicità.

Confessions of an advertising man parla sia della filosofia lavorativa (e di vita) di Ogilvy, sia di questioni prettamente tecniche su copywriting e dintorni (tutta roba attualissima e adattabile al mondo di internet, con un po’ di buon senso).

Un libro che dovrebbe essere obbligatorio nelle università di scienze della comunicazione, ma che ovviamente non c’è — come farebbero altrimenti i professori a vendere i loro, di libri?


Thank You for Smoking
Christopher Buckley

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He held up his fork. “To them, this could be an ‘assault’ weapon. What are we going to do, start outlawing forks?”
“Forks?” Nick said.
“Forks Don’t Kill People, People Kill People,” Polly said. “I don’t know. Needs work.”
“It was a Commando Mark forty-five. You could, technically, consider it a semiautomatic assault rifle.”
“With a name like that, yeah,” Polly said. “Maybe you should ask the manufacturers to give them less awful names? Like, ‘Gentle Persuader,’ or ‘Housewife’s Companion’?”

The achievement of car phones is that your morning can now be ruined even before you get to the office.

At the center of it was a glass-top desk with nothing on it—now that was power: a totally clean desk

“What information there is, is out there. People will decide for themselves. I can’t make that decision for them. It’s not my role. It would be morally presumptuous.”

“Well, Nick, the way things are going for you, you’ll figure out something. Necessity is the motherfucker of invention.”

Ho sempre sentito parlare di questo libro, e solo questo mese mi sono deciso a leggerlo. Guarderò anche il film, perché mi è piaciuto davvero molto.


Alfred Eisenstaedt
Alfred Eisenstaedt

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“Quando si perdono la freschezza e la voglia di imparare dell’amatore, la creatività del fotografo finisce per esaurirsi. Un professionista dovrebbe sempre conservare in fondo al cuore lo spirito del dilettante.”

In edicola assieme a un sacco di alberi morti che sarebbero stati meglio nelle foreste, se si cerca bene, si trova a volte qualcosa di utile.

Tipo questo libricino pagato 4,50€ con qualche pagina di introduzione e un po’ di foto di una leggenda come Alfred Eisenstaedt. Non ci sono i numeri di pagina e mi scoccia contarle a mano, ma sono sicuro più di 50, e il formato è quasi un A4.

Non ho idea se fosse solo l’edicola in cui sono andato ad avercelo per caso, o se faccia parte di una qualche pubblicazione stabile: se lo trovi, è un modo economico di avvicinarsi alla fotografia di Eisenstaedt.


La casa Tellier e altri racconti
Guy De Maupassant

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Morissot, il quale stava guardando con ansietà il piumino del suo sughero immergersi senza interruzione, fu preso da un’improvvisa collera di uomo pacifico, contro quegli arrabbiati che combattevano in quel modo e brontolò: — Bisogna essere dei veri imbecilli per ammazzarsi così!…
— S0n peggio delle bestie — rispose Sauvage.
E Morissot, che aveva pescato allora un’argentina, dichiarò:
— Purtoppo sarà sempre così, fintanto che ci saranno i governi…
Sauvage lo fermò: — La Repubblica non avrebbe dichiarato la guerra…
— Coi re c’è l guerra all’interno, con la repubblica c’è la guerra all’esterno, — lo interruppe a sua volta Morissot.
Cominciarono tranquillamente a discutere, sbrogliando le grandi questioni politiche col loro sano criterio di uomini quieti e limitati, trovandosi d’accordo su questo: che non sarebbero mai stati liberi.

Fa parte di una raccolta di racconti brevi uscita a puntate col Sole 24 ore e che ho trovato in chissà quale mercatino.

Questo volumetto ne contiene tre (La casa TellierStoria di una ragazza di campagnaDue amici) tratti da Racconti e novelle di Guy de Maupassant.

La mia preferita è Due amici, da cui è tratta anche la citazione iniziale.


Zoom — Masters of beauty (rivista)

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Zoom è la mia rivista fotografica preferita: formato grande, tante foto, testi sia in italiano che in inglese.
Non è un libro, ma in edicola è la cosa più simile che potete trovare.

Il numero in edicola questo mese (#242 edizione italiana), Masters of beauty, è un acquisto quasi obbligatorio per gli appassionati di fotografia fashion e ritrattistica: con 8,50€ ci si portano a casa 110 pagine curatissime con approfondimenti su Arthur Elgort, Erwin Blumenfeld, Bruno Bisang, Herb Ritts, Horst P. Horst, Ikè Udè, Miles Aldridge, Helmut Newton & Alice Springs, Peter Lindbergh, Roxanne Lowit, Albert Watson, Daido Moriyama.


***

Top 3 del 2014 (secondo me)

Mini premessa: quest’anno ho letto un sacco di libri e mi sembra di fare un torto a molti di loro escludendoli da questa lista, ma se qualcuno mi puntasse una pistola alla tempia e mi obbligasse a sceglierne tre da portarmi in un’isola deserta… sarebbero questi (in ordine alfabetico):

  1. 80/20 Sales and Marketing: The Definitive Guide to Working Less and Making More (di Perry Marshall)
    Questo è stato il mio primo anno con la partita iva (e sono contento di come è andata): 80/20 sales and marketing è stato il libro più utile per decidere come condurre la mia attività. Lo consulto quasi quotidianamente. Se non hai mai sentito parlare del principio dell’80/20(principio di Pareto) ti consiglio prima di leggere The 80/20 principle  di Richard Koch (c’è anche in italiano).
  2. Confessions of an Advertising Man
    (di David Ogilvy)
    Mi piace scrivere, mi interessa la pubblicità anche per motivi lavorativi: questo libro è uno degli ultimi che ho letto quest’anno ma ho l’impressione che verrà consultato spesso, per le ragioni già citate più su.
  3. Karoo (di Steve Tesich)
    Il mio romanzo preferito del 2014 (è del 1998 ma io l’ho letto quest’estate) è un mix letale di dialoghi esilaranti e momenti profondi. Tesich sa scrivere e si vede (ha vinto l’Academy Award per la sceneggiatura di Breaking Away). Consigliatissimo.

È bizzarro che pur leggendo più del 90% dei libri in e-book, i miei tre preferiti del 2014 li abbia letti in cartaceo. L’ho notato solo ora.

Dopo questa inutile nota, non mi resta che augurarti un felice anno nuovo 🙂


Matteo

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