Letture del mese #2 – Novembre 2014.

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Tutte le letture del mese.

I miei libri preferiti.


Talent Is Overrated: What Really Separates World-Class Performers from Everybody Else
Geoff Colvin

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… innovations don’t get easier to develop if you distance yourself from the problem.
Instead, “the aha moments grow out of hours of thought and study,” he said. Douglas K. van Duyne, an Internet entrepreneur who cofounded the Naviscent consulting firm, expressed the same view to the Times: “The idea of epiphany is a dreamer’s paradise where people want to believe that things are easier than they are.”

 

People development works better through inspiration, not ability.

Libro che parla di un errore di valutazione che commettiamo in molti (probabilmente perché è quello che ci viene insegnato, purtroppo): sopravvalutare il talento, ovvero auto-fornirci una scusa per non impegnarsi o pensare che chi ce la fa ha poco merito, perché tanto è tutto talento.

Gli studi illustrati in questo libro contraddicono questa visione, e ridimensionano l’importanza del talento (alcuni la negano, ma io non sono d’accordo),  rivalutando la quantità e soprattutto la qualità del lavoro che si fa per migliorare, in qualsiasi campo.

I limiti maggiori che ci sono posti sono quelli fisici. Esempio, se sono alto 1,50m è difficile che diventi un fenomeno dell’NBA: non impossibile certo, ma sicuramente più difficile che per uno alto 2,10m.

Esclusi quelli, oltre a una serie di circostanze esterne sulle quali non abbiamo controllo, il resto spetta a noi (e il libro contiene alcuni ottimi consigli). Ottima lettura.


A Guided Tour of Mad Men: The First Season
Ron Replogle

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Mad Men belongs to a relatively new genre of television drama that, in the tradition of The Sopranos, aspires to tell a story as wide in scope and as rich in dramatic detail as you might find in a sprawling novel.

 

… you can’t appreciate all of Mad Men’s narrative continuity without having either a photographic memory or the leisure periodically to review all of the past seasons in preparation for the next one. Who has that good a memory or that much time?
This e-book, and the series of e-books that will follow it covering subsequent seasons, are designed to simulate the experience of flipping back over Mad Men’s pages so that you can savor the pages to come.

Mad Men è la mia serie tv preferita, e non vedo l’ora che in primavera arrivino le ultime puntate.
Nel frattempo mi sono letto questo libro trovato su Amazon che analizza le puntate della prima serie (non leggerlo se non l’hai ancora v ista, e se non l’hai ancora vista guardala): molto interessante, e mi ha fatto notare alcuni dettagli che guardandolo mi ero perso. Ora mi leggo quello sulla seconda stagione (peccato non ce ne siano altri).


Improper Stories
Saki

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Storie brevi di inizio secolo. La raccolta è lunga un centinaio di pagine, e si fa leggere molto bene. Non avevo mai letto nulla di Saki (nome d’arte), ma credo proprio che cercherò anche gli altri suoi libri.
Il mio racconto preferito è The Lumber Room.


The Art of Profitability
Adrian Slywotzky

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“But the book was never finished”
“Why not?”
Zhao shrugged. “No pressure, no outcomes.”

 

Steve didn’t laugh. “Okay, I’m impatient”, he said. “That’s how I am. Isn’t that normal? Isn’t it good to be driven?”
“Sure it is”, Zhao replied. “But I’ve traveled around the sun a few more times than you have. I still care… a lot. But I’ve learned not to take set-backs too personally. Otherwise you burn up a lot of energy in irritation and anger, which tends to lead to further mistakes.
Instead, I recommend you look ahead.”

 

Zhao nodded. “Japanes managers have a saying: ‘When you point a finger at someone, always remember that three fingers are pointing back at you.'”

 

“So”, Zhao asked, “is this about predicting the future?”
“No, it’s about… anticipation.”
“And is that a skill people are good at?”
“Not really.”
“Can it be learned?” Zhao tested.
Steve squinted, thinking. “I guess chess players learn it.”

 

“Remember: a project minus a deadline equals zero.”

Forse il libro migliore che ho letto questo mese. È la storia di un giovane che va ogni settimana a lezione da un mago degli investimenti. La storia è solo una scusa per parlare di vari modelli di profitto, ma funziona perché il libro si legge benissimo ed è pieno di consigli utili, oltre che di tante segnalazioni di libri interessanti. Il tipico libro che, appena chiuso, ti fa venire voglia di leggerne altri trenta.


 

Sugarblues, il mal di zucchero
William Dufty

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 Se un dottore diceva: “Ah, mi sa che hai mal di stomaco”, ti stava solo dicendo le stesse cose che tu gli avevi appena detto, e se poi aggiungeva: “Dev’essere qualcosa che hai mangiato”, non si può dire che c’era proprio da restare stupiti per la sua gran chiaroveggenza, ma se esclamava: “Ah, ecco un caso interessante di dispepsia”, allora si che sembrava far davvero qualcosa per te. Ti faceva sentire il primo a esserti preso una nuova malattia nel quartiere: una nuova malattia di cui si parlava in un nuovo libro, magari scritto in latino.

 

Insistevano sulle calorie, ogni cibo ne aveva un certo numero, persino la birra. La qualità invece non contava, nessuno ne parlava. Solo le calorie. Dei cereali integrali macinati a pietra avevano lo stesso numero di calorie di quella roba spugnosa del supermercato chiamata pane, fatta di farina bianca e zucchero. Gli fu detto di stare alla larga dallo zucchero, ma nessuno insegnò a sua madre come poteva evitare lo zucchero di cui sono pieni gli alimentari da supermercato.

 

Il glucosio è sempre stato un elemento essenziale del flusso sanguigno umano. Invece l’assuefazione al saccarosio è una cosa abbastanza recente nella storia dell’uomo. Usare la parola zucchero per descrivere due sostanze chimiche che son ben lontane dall’esser identiche, che hanno strutture chimiche diverse e che influenzano il corpo in maniera profondamente differente, genera confusione.
Questo permette ulteriori “blà-blà” da parte degli “spacciatori di zucchero” per spiegarci quanto sia importante lo zucchero come componente essenziale del corpo umano, come viene bruciato per produrre energia, come è metabolizzato per produrre calore e così via. Naturalmente stanno parlando del glucosio, che produciamo da soli nel nostro corpo. Siamo però portati a pensare che i fabbricanti stiano parlando del saccarosio, che invece è fatto nelle loro raffinerie. Se la parola zucchero può designare sia il glucioso del tuo sangue che quello della Coca-Cola, questo è un gran vantaggio per i venditori, ma è un serio problema per chiunque altro.

 

Eliminare lo zucchero e la farina bianca sostituendoli con cereali completi, verdura e frutta di stagione, è il punto di partenza di ogni regime naturale ragionevole.

 

Non vi lasciate mai esaminare da un medico senza esaminarlo anche voi.

-PREMESSA-

Ultimamente sto cercando di mangiare il meglio possibile. No, nessun rigurgito salutista-bio-newage-veganperchégliagnellisonocarini. È solo che sono ancora giovane e vedo un sacco di gente meno giovane di me, ma non tanto, che non sta proprio bene bene, è sovrappeso, prende mille pillole a pasto.

Dato che non ci ho mai badato più di tanto, ho iniziato a leggere qualcosa e informarmi. La prima cosa che mi lascia interdetto è che ci sono milioni di diete “che funzionano”, patrocinate da milioni di dottori super titolati. Peccato che siano quasi tutte in contrasto l’una con l’altra.

Ora, io non sono un medico per cui non voglio entrare nei particolari su cosa sia meglio o peggio, se non riescono a mettersi d’accordo loro figurati cosa posso fare io. L’unica cosa che mi interessa è stare meglio e per questo ho iniziato a fare qualche esperimento. Tutta questa pappardella per dire che queste righe non hanno alcuna validità scientifica, né pretendono di averla.

-FINE PREMESSA-

Sugarblues è un libro scritto in stile americano, e spesso sembra una parodia. Non so, espressioni come “spacciatori di zucchero” mi fanno un po’ ridere e tolgono serietà a un libro molto serio (per non parlare della copertina, super trash).

A parte questo, fa riflettere su come siamo abituati a mangiare e su quante cose diamo per scontate. Ho provato a mangiare qualche giorno senza zuccheri artificiali, ma è praticamente impossibile: sono dappertutto. Non ci avevo mai fatto caso, ma leggendo le etichette ho imparato alcune cose strane: mettono lo zucchero nel salame (a volte più del sale), nella salsiccia, nel mais, nei fagioli, nella mortadella… Dappertutto. Tralasciando i dolci ovviamente. Ah, poi anche nelle sigarette, e nei dentifrici (fa abbastanza ridere pensare di lavarsi i denti con lo zucchero, ma in molti casi è così, geniale). A livello pratico, è molto difficile eliminare lo zucchero artificiale dalla nostra dieta come suggerisce di fare Dufty.

Forse molte cose presenti in Sugarblues sono esagerate, forse lo zucchero artificiale non è davvero la causa di tutti i mali e le malattie come fa capire l’autore, ma… Di sicuro bene non fa. Ne ho ridotto l’uso in maniera massiccia negli ultimi giorni, mi sento meglio e sono anche dimagrito un po’. Vedremo tra qualche settimana.

In ogni caso, è molto molto interessante la ricostruzione storica di come lo zucchero sia diventato uno degli alimenti più utilizzati al mondo.


Scientific Advertising
Claude Hopkins

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Thus we test everything pertaining to advertising. We answer nearly every possible question by multitudinous traced returns.

 

The competent advertising man must understand psychology. (…) Human nature is perpetual.

 

Almost any questions can be answered, cheaply, quickly and finally, by a test campaign. That is the way to answer them, not by arguments around a table. Go to the court of last resort. The buyers of your product.
Talk of coming good conditions, not conditions that exist. In advertising clothes, picture well-dressed people, not the shabby. Picture successful men, not failures, when you advertise a business course. Picture what others wish to be not what they may be now.
The writer replied, “I do know. Your advertising is utterly unprofitable, and I could prove it to you next week. End an ad with an offer to pay five dollars to anyone who writes you that he read the ad through. The scarcity of replies will amaze you.”

È uno dei testi sacri della pubblicità, datato 1923 ma, come tutte le cose fatte bene, senza tempo.

Conciso (73 pagine sul mio e-reader), è il punto di partenza (e per molte cose anche di arrivo) per chi vuole capire qualcosa sulla pubblicità. È scritto per chi la vuole fare, ma è molto interessante anche per chi la subisce.


Il centenario che saltò dalla finestra e scomparve
Jonas Jonasson

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Allan conservò l’interesse per ciò che accadeva in Svezia e nel mondo. Almeno una volta alla settimana si recava in bicicletta alla biblioteca di Flen per aggiornarsi. Accadeva che lì incontrasse giovani infervorati in dibattiti rivolti tutti allo stesso scopo: attirarlo in qualche movimento politico. Ma l’interesse di Allan a sapere era tanto grande quanto profondo era il suo disinteresse a farsi coinvolgere.

 

Non che Allan proponesse un altro ordine delle cose: semplicemente non se ne interessava.

 

Alla rifletté: da un lato non era attratto da nessuna rivoluzione, spagnola o di altro genere, tanto tutto sarebbe sempre rimasto uguale a prima.

 

Crescendo, il ragazzo aveva elaborato una sua teoria al riguardo. Secondo lui preti e politici erano della stessa pasta, indipendentemente dal fatto che fossero comunisti, fascisti, capitalisti o chissà che cosa.

 

Alla rispose che, pur non sapendo dove si trovasse attualmente, non si sentiva un’anima persa, né credeva di averla perduta da qualche parte. In fatto di fede aveva sempre pensato che, non avendo certezze, tanto valeva tirare a indovinare.

 

Anche per un socialdemocratico doveva esistere un limite oltre il quale era impossibile sostenere la stupida tesi per cui tutti avevano lo stesso valore.

 

Già dopo qualche giorno la televisione e i giornali del mattino smisero di parlarne, partendo dal presupposto un po’ limitativo che se non si aveva niente da dire era meglio non dire niente.
I giornali della sera resistettero più a lungo: se non c’era nulla da dire si poteva sempre intervistare e citare qualcuno che non sapeva di non avere nulla da dire.

Non avevo mai sentito parlare di questo libro, ma siccome me lo ha consigliato il buon Roberto Pasini, in arte Kalamun, non ho esitato a leggerlo.

Morale: 330 pagine di risate, ma ogni tanto si pensa anche (vedi citazioni qui sopra). Allan scappa dall’ospizio il giorno del suo centesimo compleanno, e inizia un’avventura esilarante, intrecciata col racconto della sua vita e una ricostruzione della storia del novecento molto fantasiosa, ma sicuramente più bella di quella triste e vera. Il tutto accompagnato dall’aplomb da alcolizzato di Allan. Fantastico.

Un vero peccato che l’e-book sia venduto all’ingiustificabile prezzo di 8,99€ (bella mossa Bompiani, chissà quanti ne vendi). Prezzo ridicolo in assoluto, ma ancor di più se consideriamo che il cartaceo costa 12,75€ su Amazon.


Matteo Pezzi

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