Dopo Parigi, ho continuato il mio viaggio a Bruxelles (con una giornata a Maastricht).

È già la terza volta che vado a Bruxelles in meno di due anni (qui e qui le foto delle altre due), probabilmente ci sono stato più volte degli europarlamentari ma a differenza loro ho dovuto pagare per andarci.

Comunque.

Stavolta ci sono andato solo per passare un po’ di tempo col mio amico Mario emigrato là, per cui non sono stato tanto in giro. Anche perché è saltato fuori un problema al tendine d’Achille molto fastidioso, condito da un’orticaria dovuta a un’intossicazione alimentare. Probabilmente arachidi, sigh, uno dei cibi migliori del mondo.

Tutta questa premessa non è altro che una banale scusa per dire: “Ho fatto poche foto”. Eccole.

Per chi ha meno di 26 anni il treno Bruxelles-Maastricht costa 14,80€ andata e ritorno. Lacrimuccia pensando a Trenitalia e si parte. Il treno cambia all’avveniristica stazione di Liegi.

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Il sole splende sempre per noi ggggiovani.

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Arrivati a Maastricht in meno di due ore, subito un giro al parco, molto bello.

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Foto alla Wes Anderson dei poveri.

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Una giornata in relax totale e molto armonica (copyright Gerardo), grazie alla presenza della mia amica Claudia che non vedevo da una vita e ora studia a Maastricht, da quella di Mario, e da una serie di fortunate coincidenze che ci hanno accompagnato.

La più importante senza dubbio mangiare un pollo arrosto intero cotto da un simpatico pollaro direttamente nella piazza centrale, a soli 6,50€. Una tradizione che abbiamo io e Mario, d’obbligo onorarla anche all’estero. Poi un mega fritto di pesce, stesso posto, a 5€. Adoro gli olandesi, non fosse che parlano una lingua inascoltabile.

Ho comprato un paio di scarpe nuove grazie allo sconto universitario della Claudia, dato che le mie mi stavano uccidendo il tendine.

Poi siamo andati sotto Maastricht… Maastricht Underground, spettacolo. Ma solo dopo esserci goduti una Hoegaarden ghiacciata, un toccasana dopo la salita per arrivare all’ingresso delle cave. E ovviamente siamo entrati con lo sconto universitario della Claudia.

Foto scattate a mano libera al buio grazie allo Zuiko 55mm f/1.2 e alla 6d.

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Mario (quello sotto, non quello sopra).

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La Claudia (sì lo so non ci va l’articolo ma in Romagna si dice così. Anche all’estero)

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La guida. Molto simpatica, ci ha detto che ha imparato tutti i cunicoli giocando a nascondino e facendo anche “many crazy things with my friends” (cit.) quando era giovane. Le guide giovani di oggi possono diventare tali solo dopo un breve addestramento che consiste nell’imparare giusto le gallerie principali: la nostra guida di cui non ricordo il nome era molto scettica, perché se ti perdi in una galleria “non principale” e la guida non sa come venirti a recuperare è un bel casino.
E te sei comunque un po’ scemo, perché le visite sono solo in gruppo, guidate ed è praticamente impossibile perdersi.

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La prossima foto, anche se tecnicamente fa schifo, ha una storia dietro.
Siamo andati a prendere qualcosa per fare merenda (d’obbligo dopo un pollo e il fritto di pesce) a un supermercato. Col trucco by Mario di prendere subito una birra calda, metterla nel congelatore dei gelati, fare il giro del supermercato prendendo tutto il resto e tornare a ritirare la birra nascosta dietro ai Magnum alle mandorle, ci siamo assicurati una rinfrescante siesta, ma mentre stavamo per uscire a gustarcela ci siamo fermati.
Un supermercato cinese.
Magia (anzi, armonia). Lì in mezzo, tra sacchi di riso da 50kg da venire a prendere col muletto, pesci insanguinati sotto vuoto sparsi ovunque, arachidi da tostare a 3,50€/kg (ne ho presi tre chili e mangiato uno, la probabile causa della mia orticaria, tra l’altro all’inizio manco avevo capito che erano ancora da tostare, me l’ha dovuto dire Mario), la Claudia ha trovato il paradiso.
Patatine di alghe. O alghe a forma di patatine.
Uno schifo impresentabile, che Mario ha provato a usare come esca per catturare un cigno, ma facevano cagare anche a lui, che come vedete dalla foto qui sotto si era anche arrabbiato.
Fine della storia.

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Poi sono tornato a Bruxelles, dove ho fatto pochissime foto perché il piede faceva davvero male e quindi ho preferito stare in casa, tanto Mario lavorava sempre.
Qui una birra di una delle due, credo, sere in cui sono uscito.

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Il parc du cinquantenaire.

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Bruxelles di notte.

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Qualche foto sparsa presa per la strada.

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La mia preferita del viaggio.

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Super cliché, ma chissenefrega.

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Già finite!

Matteo Pezzi