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Da qualche mese posseggo uno splendido esemplare di Olympus Zuiko 55mm f/1.2.
Avevo detto che ne avrei fatto presto una recensione, ma non ne ho mai trovato il tempo perché sono stato troppo impegnato a farci tantissime foto.

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È un obiettivo straordinario: luminosissimo, otticamente eccellente, piccolo (incredibilmente piccolo! Ne parliamo dopo) e molto economico, specie considerate le prestazioni.

Come al solito questa sarà una recensione molto più emozionale e sul campo: per chi ne volesse una più tecnica rimando a quella accuratissima di Marco Cavina, che tra l’altro lo confronta coi costosissimi cugini Nikon 58mm f/1.2 e Canon 50mm f/1.0… I risultati lasciano a bocca aperta, e non vi rovinerò la sorpresa qui.

L’obiettivo è stato presentato più di quarant’anni fa, nel lontano 1972 (per chi desiderasse approfondirne la storia raccomando di nuovo l’articolo di Cavina), ma prestazionalmente è giovanissimo, anzi: grazie alle prestazioni iso delle reflex attuali è un ladro nella notte, pronto a rubare qualsiasi immagine si sogni.

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È diventato di gran lunga il mio obiettivo preferito, basti pensare che per oltre un mese dopo averlo preso non è stato smontato dalla 5d (ho la 6d solo da due mesi).

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COSTRUZIONE

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Due cose saltano subito all’occhio: le dimensioni ridicole e l’intrigante lente gialla anteriore, che copre quasi per intero il diametro dell’obiettivo e lo rende, a mio parere, estremamente affascinante.

Come tutti gli Zuiko è un gioiello mignon, e “costringere” un vetro f/1.2 in un vestitino così minimale sembra (è) un prodigio ottico. Pesa, secondo la mia precisissima bilancia da cucina, 364 grammi.

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È grande pressapoco come il minuscolo 50mm f/1.8 Canon (si veda la foto poco sotto), ma la costruzione al contrario del plasticotto (che, detto per inciso, adoro anche se fa schifo al 90% della gente) è solidissima.

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Qualche millimetro in più di altezza…

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… Ma un diametro del corpo addirittura minore! Si noti la differenza tra f/1.2 e f/1.8, e il pochissimo spazio tra vetro e margine esterno. Un capolavoro.

La ghiera della messa a fuoco — non l’avevo ancora detto ma è scontato, messa a fuoco e scelta dei diaframmi sono manuali — è fluida ma non lasca, e la corsa (poco più di 180°) è lunga abbastanza da permettere una messa a fuoco precisa (fondamentale a f/1.2).

La distanza di messa a fuoco minima è 0.45m, esattamente uguale ai Canon f/1.8, f/1.4 e f/1.2.

La ghiera dei diaframmi è vicino alla lente anteriore: normalmente una soluzione che non amo molto, ma date le dimensioni minuscole è comunque ben manovrabile.

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Il diaframma è ad 8 lamelle. Gli intervalli sono di uno stop da f/16 a f/2, poi si passa direttamente a f/1.2. Preferirei avere anche i mezzi o i terzi di stop, ma non è un dramma e, anzi, in molte situazioni si lavora più velocemente così.

F/1.2: MAGIA

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È il motivo per cui si prende questo obiettivo.
Non avevo mai avuto un obiettivo così luminoso, e devo dire che è magia vera (almeno per il mio stile fotografico).

La nitidezza, a patto di azzeccare la messa a fuoco (ne parliamo più avanti) è già buona, come si può notare dall’occhio della gallina della foto qui sotto (cliccandoci sopra la aprirete al 100 % — la foto non è ritoccata).

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(ps: la foto della gallina è stata scattata con un picture-style che ho creato io, puoi scaricarlo gratis da qui)

Ma onestamente, almeno a f/1.2, della nitidezza me ne frega relativamente. Relativamente poco.

La cosa che cerco a f/1.2 è la magia, e con questo Zuiko la trovo a botta sicura.
Chissenefrega dei difetti che si palesano a f/1.2 con questa lente, che a f/1.2 vignetta, ha una resistenza ai controluce tutt’altro che esaltante e un contrasto non molto alto (comunque risolvibile in post,oppure impostando il contrasto nei picture-style in camera a +4, equivalente a circa un +1/2 in condizioni normali).

Chissenfrega.

A f/1.2 entra un sacco di luce, il bokeh è affascinante, con qualche accenno di swirl, e ci sono un sacco di cose che non so descrivere  bene ma che costituiscono la firma inconfondibile su ogni foto scattata a tutto apertura con questo Zuiko.

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Anche a figura intera — e Tizio è alto più di 1,90 — lo sfuocato è evidente.

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Fondamentalmente è da considerare come un 50mm comune, eccellente alle aperture “umane” da f/2 in su (come tutti gli altri 50), ma con  il bonus dell’f/1.2 (dici poco!).

F/1.2 significa scattare di notte a mano libera. Quando ho scattato questa foto al Circo Massimo non avevo ancora la 6d: già con la 5d è un bell’andare, ma con gli iso della 6d puoi davvero scattare praticamente sempre.

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5d Mark II, iso 5000, 1/10, f/1.2

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5d Mk II, iso 6400, 1/30, f/1.2

6d - f/1.2, 1/100, iso 5000

6d – f/1.2, 1/100, iso 5000

A f/1.2 con fonti di luce intense ci sono tracce evidenti di coma, che svaniscono chiudendo il diaframma. Sono comunque condizioni in cui con diaframmi normali non sarebbe possibile scattare: preferisco uno scatto con qualche imperfezione a nessuno scatto.

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A f/1.2 vignetta, c’è poco da fare. Spesso è un effetto che mi piace, soprattutto nei ritratti.

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La “resistenza” al controluce (a f/1.2).

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BOKEH

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Il bokeh è un po’ nervoso. A me piace, specie quando ci sono tanti punti luce.

A f/1.2 la profondità di campo è davvero poca!

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Questo papavero era minuscolo, sarà stato non più di 15 cm da terra, eppure guardate l’asfalto  quanto è fuori fuoco rispetto al fiore. Wow. (la foto dopo è lo stesso papavero da un altro punto di vista)

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Qualche altra foto, tutte a f/1.2.

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A volte ha qualche accenno di swirl.

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OLTRE F/1.2

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Non prendiamoci in giro, se prendi questa lente è perché vuoi usarla a f/1.2, e ciò succederà per il 90% degli scatti.
Ad ogni modo, diaframmata produce ottimi risultati sin da f/2 (dove è già nitidissimo, al contrario di f/1.2).

Non ho fatto nessuna foto a muri, mattoni, o cose del genere per misurare la nitidezza; sono stato e sarò troppo impegnato a scattare foto vere in contesti reali. Nei quali questo Zuiko strappa applausi.

f/2

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f/2.8

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f/5.6

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f/11

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COME SI USA

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*NOTA IMPORTANTE* 

se usate il vetrino di messa a fuoco originale (Eg-e su 5d Mk II, Eg-e II su 6d) la messa a fuoco manuale è IMPOSSIBILE con diaframmi più aperti di f/2.8 (provate con qualsiasi obiettivo, non si vede nessuna differenza né di luminosità nel mirino né di pdc da f/2.8 in poi): dovete sostituirlo col Canon Eg-s (o Ee-s su 5d old). Si può fare su 5d Mark II e su 6d, ma non su 5d Mark III: non so quale pdc garantisca il vetrino non sostituibile della III, non avendola mai provata.
Sul web è pieno di gente che dice che la messa a fuoco manuale è impossibile: non è vero. Cioè, è vero col vetro di messa a fuoco originale.

Fine della pappardella, torniamo a noi.

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In verità c’è poco da dire. La ghiera dei diaframmi è ottima, quella della messa a fuoco ancor di più (la corsa è circa 180°).

Abbinato a una macchina leggera come la 6d (o ancor più una mirrorless) ti dimentichi di averlo al collo.

Consiglio di usare un tappo con elastico, in modo da tenere la bella lente frontale protetta il più possibile anche durante l’uso.

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Capitolo adattatore.

All’inizio usavo quello economico acquistato su eBay del mio Zuiko 135mm — ma mentre su quest’ultimo funziona benissimo, col 55mm aveva un po’ di gioco. Ho pensato che un obiettivo così buono meritasse un adattatore al suo livello, perciò mi sono orientato al top degli adattatori: ne ho preso uno di Adriano Lolli, e va da dio.

Prendete quello col chip:  dopo averlo settato (qui le istruzioni), potete registrare i dati exif e avere il bip di conferma della messa a fuoco.

Come con tutti gli Zuiko, è  possibile la messa a fuoco all’infinito.

A tutta apertura si utilizza come un qualsiasi obiettivo con messa a fuoco manuale: funziona in manuale e priorità di diaframmi.

Diaframmando, ci sono due opzioni.

  1. Se non vi interessano i dati exif, regolate la ghiera della fotocamera su f/1.2, mettete a fuoco (a TA è più facile), chiudete ìl diaframma tramite la ghiera sulla lente e scattate. L’esposizione sarà corretta, ma nei dati exif ci sarà scritto f/1.2.
  2. Se vi interessa registrare il valore corretto, la procedura è un poco più farraginosa. Con la lente a TA, regolare il diaframma indicato sulla fotocamera (NON quello reale) al valore desiderato (esempio f/8), mettere a fuoco, bloccare l’esposizione (io uso il blocco dell’esposizione nel pulsante di scatto e la messa a fuoco sul dorso: sono più comodo così), chiudere il diaframma con la ghiera dell’obiettivo (ricordate di tenere bloccata l’esposizione sul valore di prima) e, alleluia, scattare.

All’inizio registravo gli exif giusti, poi un bel giorno sono rinsavito e ho pensato:

Matteo, oh Matteo, ma che cacchio te ne frega degli exif giusti? Ti interessano le foto o gli exif?

Risposta:

Le foto!

Da quel dì ho iniziato a fregarmene e in tutte le mie foto ci sono gli exif a f/1.2.

Ultima cosa: la differenza di focale rispetto ai classici 50mm, onestamente, si sente poco e ci si abitua in fretta.

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Non metterò cose ovvie come “messa a fuoco manuale” eccetera eccetera: se compri questo obiettivo lo sai già che è manuale, ed evidentemente ti va bene lo stesso.

  • a f/1.2 in pieno giorno spesso, con la 6d, si arriva al tempo limite di 1/4000. Più spesso di quel che si creda. Meglio la 5d che arriva  a 1/8000
  • ce ne sono pochi in giro in vendita, e ancor meno in buone condizioni (il prezzo si aggira dai 350 euro in su)

CONCLUSIONI

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Probabilmente l’avrò ripetuto mille volte, ma adoro questo obiettivo. È quello che tiro fuori quando cerco quel qualcosa in più nelle foto.
Anzi, è quello che è praticamente sempre montato sulla fotocamera, ed è quello che sceglierei se dovessi vendere tutti i miei obiettivi tranne uno.
È quello che mi porto dietro se vado in vacanza o da qualsiasi parte.
È quello con cui si fa tutto. E bene, tra l’altro!

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QUALCHE ALTRA FOTO

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