Oggi faticavo a studiare, così ho deciso di ascoltare un concerto di Mozart per concentrarmi: contrariamente a quanto molti sostengono, la musica può essere di grande aiuto.
È il tema che, ormai due anni fa (di già!), scelsi per la mia tesina dell’esame di maturità, che qui ripropongo integralmente.
 
 
ASCOLTARE
 
 
Ascoltare è una delle attività basilari della nostra vita: per quanto noi la diamo per scontata, per quanto essa è importante.
L’ascolto è fondamentale per tutti gli atti che compiamo quotidianamente: instaurare rapporti, apprendere nozioni, comunicare.
Si pensa comunemente che l’organo preposto all’ascolto sia solamente l’orecchio. Ciò non è vero, perché quest’ultimo è collegato al cervello, alle ossa e a tutto il nostro organismo: l’apparato uditivo è uno dei più complessi di tutto il corpo umano che, per un ascolto davvero efficace, viene utilizzato nella sua interezza.
Lo spunto per scegliere una tesina così inusuale, credo, per un istituto tecnico mi è stato dato dal fatto che io ritenessi normale studiare con l’ausilio di un sottofondo musicale (facendolo con profitto) mentre, con mia grande sorpresa, in quanto la ritenevo una cosa scontata, molti miei amici la pensavano in maniera diametralmente opposta alla mia, sorprendendosi a loro volta che fosse possibile studiare cullati dalla musica.
Inizialmente quindi ho deciso di improntare la mia tesina sull’ascolto di musica durante lo studio, successivamente ho deciso di includere anche l’ascolto di musica durante il lavoro.
Ho iniziato a documentarmi su un tema che, dal punto di vista pratico mi era, come detto, molto vicino, mentre per quanto riguarda i suoi fondamenti teorici mi era del tutto estraneo.
Dopo le prime deludenti (ma non infruttuose) ricerche in rete, mi sono informato presso alcuni maestri di musica: pur non essendo anche loro molto ferrati in materia, mi hanno saputo indirizzare su alcuni testi ed autori di cui peraltro avevo letto in qualche sito.
Stavo riscontrando più difficoltà del previsto, in quanto ciò di cui ricercavo informazioni è una branchia molto giovane della psicologia e della medicina, denominata audiopsicofonologia.
Nonostante questo, mi sono cimentato con curiosità nella lettura di alcuni di questi libri, ed è stata la decisione giusta!
Essi infatti mi hanno aperto nuove e affascinanti prospettive, che mi hanno spinto a decidere di ampliare la mia tesina e impostarla sull’ascolto, inteso in senso più ampio.
IL SUONO
Noi percepiamo dei suoni, è necessario quindi dare al suono una definizione di massima per introdurre l’argomento.

“Il suono (dal latinosonus) è la sensazione data dalla vibrazionedi un corpo in oscillazione. Tale vibrazione, che si propaga nell’aria o in un altro mezzo elastico, raggiunge l’orecchioche, tramite un complesso meccanismo interno, è responsabile della creazione di una sensazione “uditiva” direttamente correlata alla natura della vibrazione.

 

Come tutte le onde, anche quelle sonore sono caratterizzate da una frequenza(che nel caso del suono è in diretta, ma non esclusiva, relazione con la percezione dell’altezza) e un’intensità(che è in diretta, ma non esclusiva, relazione con il cosiddetto “volume” del suono). Inoltre, caratteristica saliente delle onde sonore è la forma d’onda stessa, che rende in gran parte ragione delle differenze cosiddette di timbro che si percepiscono tra diverse tipologie di suono.”

 
ALFRED TOMATIS

Alfred  Tomatis (Nizza 1920 – Carcassona 2001) è stato un medico francese: a lui si deve la nascita dell’audiopsicofonologia, la disciplina che studia la rieducazione dell’orecchio allo scopo di stimolare la capacità di ascolto dell’individuo.
In quest’ambito è stato un vero e proprio pioniere, ed è stata ammirevole la sua forza di volontà nel portare avanti queste idee così rivoluzionarie, che ancora adesso non hanno ricevuto tutto il credito che si meritano per gli incredibili risultati ottenuti.

Alfred Tomatis (1920-2001)
In effetti, definirlo un medico sarebbe un errore: egli è stato prima di tutto un ricercatore fervente, animato da un’inesauribile sete di conoscenza.
Riassumere la sua vita sarebbe compito tanto lungo quanto inutile per i fini che mi sono posto: mi limiterò a dire che è nato prematuro di sei mesi e mezzo (l’importanza di quest’affermazione la si comprenderà più avanti), figlio di un affermato cantante e di una madre con cui non ha mai instaurato un vero rapporto, ha deciso di intraprendere gli studi di medicina per impedire che altri bambini soffrissero come lui (era, nella sua infanzia, afflitto da continue e debilitanti malattie).
Chiamato alle armi, apprese molte nozioni di medicina proprio nell’esercito. Per una serie di eventi più o meno casuali, si è interessato sempre più a tutto ciò che gravita attorno all’orecchio e all’ascolto, facendo scoperte sensazionali.
I suoi studi possono essere riassunti in tre leggi fondamentali:
  1. la voce di una persona contiene soltanto quelle frequenze che l’orecchio è in grado di percepire
  2. se si interviene correggendo le frequenze alterate nell’ascolto, istantaneamente migliora l’emissione vocale
  3. la correzione delle frequenze alterate può avvenire attraverso una stimolazione specifica data da un apparecchio chiamato orecchio elettronico
LEGGE N° 1
 
Tramite vari esperimenti Tomatis è riuscito a dimostrare che il nostro organismo è in grado di riprodurre suoni compresi nel range di frequenze che siamo in grado di percepire.
Da questa legge si evince facilmente che chi ha problemi d’udito, possiederà conseguentemente anche problemi a comunicare.
Effettuando indagini tramite il suo analizzatore audiometrico, Tomatis ha tracciato delle “curve di inviluppo” ( o etnogrammi) per alcune popolazioni, ovvero dei grafici che indicano approssimativamente le bande uditive relative ad ognuna di loro.
Ne riporto qui due esempi, dai quali si può comprendere meglio quanto scritto: per un francese, la cui banda uditiva per i suoni acuti è compresa tra 1000 e 2000 Hz risulterà piuttosto difficile imparare l’inglese (2000-12000 Hz), e viceversa.
Un altro fattore che influenza molto la nostra capacità di ascolto è l’impedenza acustica di luogo: è il rapporto fra la pressione sonora e la velocità di vibrazionedelle particelle in un punto. È una proprietà caratteristica del mezzo in cui l’onda si propaga.
È influenzata in particolar modo dal clima e dall’umidità.
È anche la causa del fenomeno per cui molti strumenti musicali subiscono uno scadimento o un miglioramento delle loro caratteristiche a seconda del posto in sui vengono suonati.
 
LEGGE N° 2
 
Questa legge è una diretta conseguenza della prima: ampliando il range di frequenze captabili da un soggetto, aumenta anche il range di quelle remissibili.
LEGGE N° 3
 
Per mettere in pratica quanto detto Tomatis ha messo a punto uno strumento in grado di correggere le frequenze di ascolto, denominato orecchio elettronico.
Si tratta, molto sinteticamente, di un apparecchio di rieducazione uditiva che permette varie modalità di ascolto, potendo ricreare particolari effetti ed anche eliminare o amplificare determinate frequenze di una fonte sonora.
L’orecchio sonoro ha trovato applicazione nella cura di molte malattie, specialmente tra i bambini.
Secondo Tomatis, in soggetti afflitti da difficoltà di espressione o apprendimento, la cura migliore è fare percorrere al paziente il percorso sonoro ideale che avrebbe dovuto compier sin dalla sua vita fetale.
Già, perché uno dei pilastri del “metodo Tomatis” è che il feto nell’utero sente: in particolare sente solo le frequenze più alte della voce della madre, filtrate dal liquido amniotico.
Bisogna quindi suscitare nel paziente il desiderio di comunicare con la madre, poi con il padre ed infine con tutta la società: questo percorso è composto da cinque fasi.
  1. RITORNO SONORO: è la fase di preparazione, viene solitamente fatta ascoltare al soggetto in cura della musica (o mozartiana o canti gregoriani, le due musiche che Tomatis reputa più idonee al trattamento)
  2. SUONI FILTRATI: tramite l’orecchio elettronico viene fatta ascoltare la voce della madre così come viene percepita nell’utero
  3. PARTO SONORO: è la fase più delicata della terapia, nella quale il paziente viene sottoposto alla voce della madre non filtrata
  4. FASE PRELINGUISTICA: il paziente comincia a ritrovare familiarità con la lingua parlata
  5. STRUTTURAZIONE DEL LINGUAGGIO: il paziente inizia a comunicare nel vero senso della parola

     

     

    LE FUNZIONI DELL’ORECCHIO
    L’orecchio assolve tre fondamentali funzioni:
    1. uditiva
    2. vestibolare
    3. energetica
    FUNZIONE UDITIVA
 
Ci permette, appunto, di udire e di conseguenza comunicare.
FUNZIONE VESTIBOLARE
È legata all’equilibrio posturale e alla verticalità.
Per comprendere meglio questo punto, è necessario conoscere perlomeno a grandi linee la morfologia dell’orecchio umano.
 
 
La coclea (o chiocciola) contiene un liquido che vibra a seconda della frequenza del suono captato: queste vibrazioni generano segnali nervosi, successivamente inviati al cervello. La coclea analizza e discrimina i suoni attraverso le 24600 ciglia dell’organo di Corti.
Il vestibolo (chiamato anche “orecchio del corpo”) collabora, in tandem con la coclea, a trasmettere l’informazione sensoriale al cervello.
La coclea analizza i suoni, il vestibolo i movimenti del corpo (ovvero fa in modo che ognuno di noi percepisca la propria spazialità e verticalità).
Infatti un malfunzionamento di quest’ultimo è la causa più frequente della cosiddetta ADD (sindrome da deficit di attenzione), che si manifesta in tendenza a incespicare o ad urtare nelle cose, ad essere impacciati e scoordinati. In questi casi il paradosso è che il soggetto è “troppo attento”, in quanto l’orecchio non è in grado di selezionare e gestire tutti i frammenti di informazione acustica che gli giungono.
FUNZIONE ENERGETICA
 
Il cervello non produce energia, la cattura. Uno dei modi che ha per farlo è proprio tramite le vibrazioni sonore ad alta frequenza. Quelle a bassa frequenza invece gli sottraggono energia.
Questa discriminazione in base alla frequenza è dovuta al fatto che nella parte della coclea che recepisce i suoni ad alta frequenza le cellule sensoriali sono maggiormente presenti.
Secondo Tomatis quando il cervello è caricato di potenziale elettrico di suoni ad alta frequenza le capacità di apprendimento, concentrazione, risoluzione problemi, organizzazione e lavoro prolungato sono nettamente potenziate.
Sostiene inoltre che l’80% (!) dell’energia di cui necessita il cervello è elaborata dall’orecchio interno.
A conferma di ciò. È accertato da studi recenti che un eccesso di silenzio possa causare depressione da deprivazione sensoriale, in alcuni casi tanto grave da portare al suicidio.

 

 

MUSICA
Un libro molto interessante è “musicofilia” di Oliver Sacks.
Nella società di oggi noi siamo continuamente accompagnati dalla musica e, anche se spesso non ci facciamo caso, essa ha un’influenza straordinaria sulla nostra vita.
I modi  in cui essa agisce sono ancora in gran parte sconosciuti: questo, a mio parere, rende ancora più affascinanti questi fenomeni.
Un esempio alquanto noto è il cosiddetto Effetto Mozart.
EFFETTO MOZART
Si tratta di un miglioramento delle abilità cognitive dell’individuo, attraverso lo sviluppo del ragionamento spazio- temporale, conseguente all’ascolto della musica del famoso compositore austriaco.
In particolare l’esperimento che ha decretato l’esistenza del fenomeno, è stato eseguito da Gordon Shaw e Frances Rauscher nel 1993: tre gruppi di studenti di uno stesso college sono stati sottoposti a un test di ragionamento spaziale; un gruppo aveva ascoltato la famosa sonata K 448 per duepianoforti in re maggiore di Mozart, un altro una cassetta di musica rilassante, l’ultimo nulla.
I risultati sono stati nettamente superiori per coloro che avevano ascoltato Mozart, ma l’effetto durava solo 10 minuti.
 
Successivamente gli esperimenti sono stati ripetuti, sia su animali (ad esempio con il test del labirinto su topi sottoposti all’ascolto di mozart e su topi che avevano ascoltato altra musica, portato a termine con risultati nettamente migliori dai topi “di Mozart”), che su altre persone, senza però riscontrare gli stessi positivi risultati del primo test.
A inizio maggio sono stati pubblicati i risultati di un test, proveniente dall’università di Vienna, che smentiva categoricamente l’esistenza dell’effetto Mozart, sulla base del gran numero di test eseguiti, tutti dai risultati nulli. Si noti che lo studio non nega l’influenza che la musica esercita sul cervello umano, anzi dichiara che qualsiasi tipo di musica è in grado di stimolarlo.
Molti sostenitori della veridicità dell’effetto Mozart invece sostengono che esso sia dovuto alla presenza molto elevata di alte frequenze.
Qual è dunque la verità su questo misterioso fenomeno?
 

Non ho la presunzione di verificare o meno la veridicità di questo fenomeno, ma la curiosità era tanta. Ho provato quindi a studiare ascoltando la rinomata sonata K 448: la musica aiutava notevolmente la concentrazione (indipendentemente dalla materia di studio), ma non ho percepito alcun aumento di quoziente intellettivo, sempre che  sia possibile avvertirli consciamente.

Ad ogni modo, è un’ottima musica di sottofondo.
MUSICA E MEDICINA
 
Al giorno d’oggi la “Musicoterapia” sta prendendo sempre più piede in molte cliniche.
Come già detto prima, non sono molte le conoscenze in questo campo, ma gli strabilianti  risultati sperimentali sono sufficienti a decretarne il successo.
Questo metodo è molto utilizzato nella cura anche di disturbi molto gravi, come ad esempio ictus, epilessie, afasie, morbo di Parkinson e molte altre.
Che la musica abbia un potere enorme, tutto da scoprire ancora, si evince anche notando gli effetti che provoca ad esempio sui balbuzienti e sui parkinsoniani.
I primi, la maggior parte almeno, quando cantano mettono in mostra una scioltezza e una fluidità di linguaggio davvero incredibile (specie se confrontata con le loro capacità orali normali); molti parkinsoniani invece riescono a coordinarsi perfettamente nel ballo, a fronte anche di vari problemi che li affliggono normalmente.
 
MUSICA E STUDIO
 
Spesso, specialmente dai soggetti più chiusi e tradizionalisti, si sente dire che durante lo studio l’ascolto della musica è deleterio.
Come dimostrato dalle pagine precedenti, la musica è in grado di influenzare più di quanto immaginiamo il nostro cervello, quindi perché non dovrebbe aiutarci anche a studiare?
Premesso ciò, ho deciso di effettuare una piccola indagine, su un campione di 40 amici:
Le domande poste erano:
         Ascolti musica durante lo studio?
         Se sì, in quali materie e che effetti riscontri?
         Se no, per quale motivo?
Il campione era composto in egual misura da maschi e femmine, dalla 1° alla 5° superiore, di tutti gli istituti (tranne l’istituto alberghiero).
Il 50% degli interpellati ha dichiarato di non ascoltare musica durante lo studio, il 30% la ascolta ma non in tutte le materie, mentre il restante 20 % utilizza un ascolto musicale selettivo e completo per migliorare lo studio.
 
INTERPRETAZIONE DEI DATI
La maggior parte di coloro che non ascoltano musica durante lo studio, lo fa per preconcetto e, a parte poche eccezioni (ad esempio chi ripete spesso ad alta voce), dichiarando che la musica lo distrae, senza addurre altre motivazioni.
Quelli che la ascoltano parzialmente invece la utilizzano in particolar modo durante lo svolgimento di materie dallo svolgimento prettamente meccanico: matematica, meccanica, disegno, ecc..
L’ultimo 20% invece, dichiara di ascoltare un certo tipo di musica in base alla materia di studio, e soprattutto di ricavarne dei benefici a livello di concentrazione e rendimento.
      Anche qui ci sono le debite eccezioni, molto interessanti però: cito ad esempio una ragazza che, avendo un pessimo rapporto con lo studio e pur sapendo che la musica le causa un decadimento di concentrazione, continua ad ascoltarla. Questo perché amando molto la musica, migliora di molto il suo umore e la sua capacità di sopportazione: in sostanza, preferisce dedicare un maggior tempo allo studio, mantenendo un umore migliore.
MUSICA E LAVORO
Pur non avendo effettuato un vero e proprio sondaggio, ho chiesto ad alcune persone inserite nel mondo del lavoro se utilizzassero mai la musica come sottofondo.
 
Quando è permesso dal datore di lavoro, tutti coloro che interpellato hanno affermato di ascoltarla, per vari motivi. Per motivarsi per rallegrarsi, per mantenere costante il ritmo di lavoro seguendo il tempo della canzone. Soprattutto in caso di lavoro monotono può avere un’influenza positiva sul grado di attenzione.

N
on bisogna però dimenticare che ascoltare musica sul lavoro può tuttavia creare anche dei problemi, tra i quali: aumento del rischio d’infortunio per distrazione o mancata percezione dei segnali e dei pericoli;danni all’udito a causa del volume troppo alto.

 
I primi esempi di musica nell’ambiente di lavoro che la storia ci consegna sono le Work Songs degli schiavi afroamericani nel corso del diciannovesimo secolo. Work song  significa letteralmente canzone di lavoro . 
Le grida ritmiche delle works songs rispondono , ancor prima delle necessità pratiche del lavoro , all’esigenza di mantenere il contatto con la comunità . La struttura tradizionale africana della call and response (chiamata e risposta : un solista canta una frase e il gruppo risponde cantando e ripetendo la frase o completandola ) ben si prestava alla ripetitività dei gesti del lavoro . 
Le unità di schiavi lavoratori ( i cotton pickers ) si davano il ritmo con il canto e riuscivano così a mantenere viva la loro unità , la loro collettività. Talvolta il work song è un canto di sfida e di scherno nei confronti dei bianchi (questi atteggiamenti verranno poi ripresi nel blues). A tal proposito Harry Oster afferma che già nel 1838, nelle piantagioni della Georgia veniva proibito agli schiavi di cantare canzoni tristi con parole di senso compiuto anche se era loro concesso cantare inni di gioia o richiami e lamenti onomatopeici . Fu così che gli schiavi elaborarono un linguaggio e un modo di comunicare tutto loro spesso incomprensibile per i bianchi . Il work song divenne un mezzo per scambiare messaggi cifrati e intellegibili ai sorveglianti e al massa .
CURIOSITA’
          La federazione americana di atletica ha vietato nelle competizioni ufficiali l’utilizzo di lettori mp3, motivando tale provvedimento con la “volontà di non voler dare un vantaggio competitivo a chi corre con la musica nelle orecchie”.            La nuova norma ha creato malcontenti e disappunto, specie negli atleti amatoriali: la musica infatti è in grado di motivare e far sentire meno la fatica, ma non in modo tale da dover essere considerata doping, anche perché non ha controindicazioni di sorta.
–          Recentemente è salito prepotentemente alla ribalta il fenomeno delle cyber droghe, ovvero file musicali presenti in rete da ascoltare in cuffia che causerebbero sballo: tutti gli esperti del settore hanno però smentito l’intera faccenda, e coloro che dichiarano di essersi sballati con questo trattamento sono solamente vittima di un effetto placebo.
–          Armi sonore: non si conosce molto a riguardo, ma l’industria militare si sta orientando sempre più verso  questo tipo di armi: sfruttando particolari onde sonore, riescono a indurre particolari sentimenti nelle persone (es. stordimenti e simili), oppure simulando continuamente il suono di bombe rendono la vita delle vittime continuamente in preda all’angoscia, con gravi danni a lungo termine (specialmente sui bambini)
–          Spesso nelle stalle, per aumentare la produzione di latte delle mucche, è diffusa musica classica
–          Roger Tullgren, quarantaduenne di Hässleholm, nel sud della Svezia, riceve un contributo in denaro per la sua singolare “invalidità”: quest’uomo ha la necessità di ascoltare musica ad alto volume sul posto di lavoro.
L’uomo è un fan sfegatato del genere heavy metal sin da quando suo fratello ebbe la geniale idea di regalargli un album dei Black Sabbath.
Tullgreen si presenta nel tipico stile del metallaro, segue centinaia di concerti e nel tempo libero suona basso e chitarra in due gruppi diversi…
Gli psicologi pensano si tratti di una vera e propria forma di “dipendenza”, che impedisce all’uomo di trovarsi a suo agio sul posto di lavoro (e allora aggiungerei, cosa dovrebbero dire i suoi colleghi?).
Molti altri psicologi si mostrano invece perplessi riguardo alla decisione di assegnargli un contributo.
 
Matteo Pezzi